
Io comunque sono malato. Ogni volta che vedo Christopher Walken non riesco a non pensare alla sua prestazione sublime nel video di Weapon Of Choice, e grazie a questa deformazione ho potuto notare che da quel momento in poi nei film che interpreta molto spesso gli fanno accennare dei passi di danza.
Insania mia e Christopher Walken a parte, L'Uomo Dell'Anno è il classico film da trailer, cioè di quelli che vedi il trailer e pensi che sia divertentissimo mentre poi tutte le idee belle che hai visto nella presentazione sono le uniche del film, che in 20 minuti le ha esaurite e da quel punto in poi agonizza tra trame improbabili e buonismi americani fino alla fine. Un po' come il precedente Sesso e Potere.
Certo va detto anche che i primi 20 minuti del film sono un gioiellino di regia (onore a Levinson) e narrazione, la decisione di scendere in politica e la conseguente ascesa del comico Robin Williams sono raccontate con una rapidità, una comprensibilità, un'onestà e un'asciuttezza che magari tutti i film fossero così.
Poi c'è tutto l'intreccio della votazione elettronica non attendibile che è quanto di più ridicolo e banalmente antitecnologico si potesse mettere in piedi. Tanto che nemmeno Jeff Goldblum è credibile (ma che fine ha fatto la mosca? Una volta era uno serio...).
C'è anche spazio per una critica effettiva al sistema di promozione e finanziamento politico americano che poi inficia l'operato degli eletti (il sistema cioè delle lobby), ma è tutto esplicito e all'acqua di rose.
Credo che raramente si sia visto un attore così bravo e contemporaneamente così incapace a selezionare i film a cui partecipare come Robin Williams. Quanti film avrà azzeccato in carriera? 3-4 direi io e il resto sono sceneggiature davvero improponibili, come questa.
Insania mia e Christopher Walken a parte, L'Uomo Dell'Anno è il classico film da trailer, cioè di quelli che vedi il trailer e pensi che sia divertentissimo mentre poi tutte le idee belle che hai visto nella presentazione sono le uniche del film, che in 20 minuti le ha esaurite e da quel punto in poi agonizza tra trame improbabili e buonismi americani fino alla fine. Un po' come il precedente Sesso e Potere.
Certo va detto anche che i primi 20 minuti del film sono un gioiellino di regia (onore a Levinson) e narrazione, la decisione di scendere in politica e la conseguente ascesa del comico Robin Williams sono raccontate con una rapidità, una comprensibilità, un'onestà e un'asciuttezza che magari tutti i film fossero così.
Poi c'è tutto l'intreccio della votazione elettronica non attendibile che è quanto di più ridicolo e banalmente antitecnologico si potesse mettere in piedi. Tanto che nemmeno Jeff Goldblum è credibile (ma che fine ha fatto la mosca? Una volta era uno serio...).
C'è anche spazio per una critica effettiva al sistema di promozione e finanziamento politico americano che poi inficia l'operato degli eletti (il sistema cioè delle lobby), ma è tutto esplicito e all'acqua di rose.
Credo che raramente si sia visto un attore così bravo e contemporaneamente così incapace a selezionare i film a cui partecipare come Robin Williams. Quanti film avrà azzeccato in carriera? 3-4 direi io e il resto sono sceneggiature davvero improponibili, come questa.










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