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16.12.10

The Tourist (id., 2010)
di Florian Henckel von Donnersmarck

POSTATO SU
E' difficile anche parlare di The Tourist, non solo vederlo fino alla fine. Difficile perchè il film diretto da Florian Henckel von Donnersmark è una delle opere più sbagliate, sbilanciate e fallite che abbiamo visto arrivare dalle grosse produzioni hollywoodiane negli ultimi anni. Un vero caso di studio di tutto quello che non si deve fare in un film per farlo venire bene.

A fronte di un cast importante, una location esotica (per gli americani, per noi è sempre e solo Venezia) e ambizioni vintage (si tratta di una spy story, remake di un film di francese di 5 anni fa, girata con il piglio da commedia rosa anni '60) il risultato è un polpettone che cerca di unire momenti di azione, a momenti di dramma, a momenti di commedia, mancando regolarmente il colpo. Come se cominciando in ritardo non riuscisse mai ad essere in tempo, facendo ridere (involontariamente) quando c'è da piangere, annoiando quando c'è da ridere e facendo piangere quando c'è da rimanere senza fiato.

Fare l'elenco dei problemi e dei difetti del film sarebbe, oltre che sfiancante anche poco utile a comprendere la totalità del disastro. Basti dire che c'è un grande equivoco di fondo che è quello del linguaggio. Il tono compassato e il ritmo controllato da commedia d'azione anni '60 è compeltamente fuorviato.
Si sceglie di insistere moltissimo sulla bellezza di Angelina Jolie, rimarcandolo spesso anche nella trama e sottolineandone lo stile attraverso frequentissimi cambi di improbabili abiti. Il risultato non è però la creazione di un personaggio fascinoso, quanto l'insistenza sul superfluo e lo squilibrio nell'alchimia con l'altro personaggio, Johnny Depp, nei panni del bruttino sfigato (???), ammaliato dall'incontro con la femme fatale.

Siamo dalle parti della classica dinamica "uomo normale preso in intrighi internazionali", eppure nonostante i molti tentativi di realizzare un'immedesimazione tra il pubblico e Depp, le implausibilità e le assurdità sono tali e tante da rendere impossibile il meccanismo.
Battute impensabili, recitate con toni che le rendono ancor più ridicole, senza mai vera ironia ma anzi credendo eccessivamente nella serietà di quello che si sta facendo, completano il quadro di un film che cerca di soffermarsi sui dettagli e invece accumula solo banalità.
Alla fine, tale è il senso di ridicolo, che i due non sembrano più nemmeno belli.
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