20.6.11

Drive (id., 2011)
di Nicolas Winding Refn

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Dopo 15 anni di mancata distribuzione italiana (eccezion fatta per la trilogia di Pusher in DVD) sembra essere possibile la visione delle opere di Nicolas Winding Refn anche nelle nostre sale grazie alla vittoria del premio per la miglior regia a Cannes da parte di Drive (è questo che ha sbloccato anche la distribuzione di Bronson).
Drive è un film americano alla stessa maniera in cui Bronson era un film inglese, prende di petto il genere dell'heist movie e lo sottopone al raggelamento tipico di Refn, fatto di immagini fisse, nessuna macchina a mano (che invece era una costante nei suoi primi film), musiche elettroniche d'ambiente e attenzione maniacale ai corpi. Il regista danese gira inseguimenti e corse in auto con la medesima calma e sicurezza con la quale il suo protagonista si nasconde dalla polizia, applicando un rigore nel montaggio ed una scelta per ogni inquadratura che hanno del magistrale. Qui potete vedere 121 secondi prelevati dalla lunga sequenza iniziale che ne mostrano il rigore estremo.

Eppure le corse e le rapine sono la parte minore di Drive, che racconta di un uomo doppio, che di giorno fa la controfigura per le scene di auto nei film (body double) e di notte è un autista freelance per rapinatori (un po' come in The Drive di Walter Hill), il quale si innamora della donna sbagliata per la quale farà le cose sbagliate. Uno scemo (o ingenuo) virile come spesso capita nei film di Refn che utilizza come unico linguaggio la forza e la determinazione e che è preso in un vortice friedkiniano di violenza.
Il film certo non manca di efferatezza nè di soffermarsi sui risultati della violenza, per sottolineare la parte più materiale e fisica di qualsiasi cosa, dal sentimentalismo fino alla spietata (e folle) determinazione nel voler riportare i soldi al loro padrone. Se infatti Refn prosegue nella sua idea di racconto non manca di dimostrare padronanza delle regole del genere scelto, infatti solo un profondo conoscitore del noir contemporaneo avrebbe affidato alla faccia di Ron Perlman il ruolo del mafioso italiano.

Ma la parte migliore di film probabilmente sta in quel modo in cui, asciugando tutto il linguaggio della messa in scena (ma senza privarsi di ralenti ad effetto), Refn riesca a proiettare valori e idee tipiche del noir in uno scenario universale, con un pudore per i sentimenti ed una compassata rassegnazione che sembrano quelle di Aki Kaurismaki.
La sua capacità di generare immagini è superiore a qualsiasi regista di genere al momento in circolazione (si pensi a quando, dopo la sparatoria nel motel il protagonista compare sporco di sangue e poi riscompare nel buio) e il modo in cui guarda figure e personaggi archetipici malcela una mescolanza di aspirazione, stima e terrore che costituisce la cifra più interessante delle sue inquadrature.


7 commenti:

Spugna ha detto...

io questo film l'ho trovato un capolavoro.

vinz ha detto...

Resto basito da come molti critici paludati liquidino con sufficienza e quasi fastidio questo film. (Gli stessi che gridano al miracolo per l'ultimo Cronenber e Polanski, ovviamente).
io confermo a voce alta: capolavoro assoluto.

gparker ha detto...

il fatto che i critici paludati lo liquidino con poco è la conferma finale.

gloucester ha detto...

meraviglioso! il più bel film visto da THE SOCIAL NETWORK

Anonimo ha detto...

Film noiosissimo, in cui l'attore protagonista ha un'unica espressione dall'inizio alla fine. La storia è, per giunta, scontata e già vista in altre salse.

Lui ha detto...

Bellissimo.
Ok un attimo lento, ma fotografia e regia stupende.
Alcune scene avrei voluto rivederle più volte da come erano state costruite bene.
Una leggere perdita di logica nella parte finale del film non ne pregiudica minimamente la bellezza.
Da rivedere assolutamente.

Vado bene con le frasi brevi ad effetto?

gparker ha detto...

Da tagline di DVD

Comunque secondo me la lentezza è un po' il suo segreto. E' quel mood che rende altre cose (pure viste in altri film) più fascinose e più seignificative.