20.9.11

La pelle che abito (La Piel Que Abito, 2011)
di Pedro Almodovar

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Vi fu un tempo in cui l'attesa per ogni nuovo film di Almodovar era spasmodica e mi riempiva di speranze e godimento. Oggi non è più così, dopo diversi passi falsi e una certa pigrizia nell'inventiva dei suoi film Pedro Almodovar ha smesso di suscitare quegli smottamenti sentimentali violenti e creativi di una volta. Tuttavia La pelle che abito, pur non discostandosi dalle suddette deficienze, riesce a ritrovare un nuovo senso nel terrore, tanto autentico quanto inedito.

Il viaggio nell'idea di cinema della paura di Pedro Almodovar è un'esperienza unica. Totalmente privo di qualsiasi forma di efferatezza (anche gli spari producono poca dilaniazione e gli stupri sono quasi invisibili) e per nulla interessato a mostrare contenuti disturbanti, La pelle che abito parte come sempre da un calco noto che il regista tratta come una forma d'ispirazione. Stavolta è L'isola del dr. Moreau, classico di fantascienza/horror portato al cinema almeno 3 volte (e una volta dai Simpson!) e centrato sui terrificanti esperimenti di ibridazione tra uomini e animali condotti da un chirurgo pazzo a furia di asportazioni e "riattacchi". Al tema Almodovar chiaramente sottrae tutta la componente bestialità/razionalità e aggiunge quella riflessione sull'ibridazione dei sessi e il mescolamento di caratteri maschili e femminili che in un modo o nell'altro attraversa tutti i suoi film.
E in questo, in un'edita proposizione di transessualità chirurgica estrema (perchè perfetta), sta tutto l'orrore psicologico. Una gabbia che assimila una clinica chirurgica ad un ospedale psichiatrico da Carpenter e che trasforma davvero il corpo di Banderas, abbattuto in un abbigliamento imprescindibilmente ordinario e contrario ad ogni idea di fascino, ma soprattutto svilito in quella che storicamente è sempre stata la sua componente più forte, la fisicità sensuale.

Purtroppo però ad un'idea ed un soggetto degni della miglior causa non corrisponde una forma inventiva paragonabile a quelle cui ci aveva abituato. Forse non è lecito pretendere che un regista replichi i suoi tratti più forti, che ripeta sempre la canzone cavallo di battaglia, tuttavia anche considerando come La Pelle Che Abito insista su tante componenti almodovariane (è presente la solita abbondanza di intrecci da feuilleton che vanno da figli legittimi e illegittimi, morti improvvise in incidenti, ospedali, agnizioni, svelamenti e clamorosi ritorni) è indubbio che manchi quella maniera tutta particolare con cui il regista sapeva raccontare il modo in cui i suoi innamorati folli si guardano, o che quantomeno non ci sia nulla a sopperire a quella mancanza.

Gli amori impossibili dei migliori film di Almodovar sono raccontati con un piglio visivo capace di mostrare modalità inedite di contatto visivo tra gli amanti. Da Lègami a Parla con Lei, da Carne Tremula a Il fiore del mio segreto, uomini e donne stabilivano un rapporto declinato attraverso metafore e momenti registici altamente significativi centrati sul "vedersi" (per non parlare della sala di doppiaggio di Donne sull'orlo di una crisi di nervi).
Ecco perchè nell'ammirare il grande amore folle che anima il chirurgo di La Pelle che Abito si sente la mancanza di un guizzo almodovariano, vuoto ancor più evidente nel momento in cui si ha un assaggio di almodovarismo nell'attimo in cui, spiando la sua amata di nascosto attraverso una videocamera, Banderas si pone accanto all'immagine gigante della testa di Elena Anaya che d'improvviso alza lo sguardo e lo guarda, come se sapesse dove sia l'obiettivo della videocamera.

10 commenti:

vinz ha detto...

Sembra inevitabile che un cineasta debba finire la carriera senza riuscire ad essere all'altezza del suo valore.
Come eccezione, mi viene in mente solo Miyazaki (ma fa ancora in tempo...).
Se esiste l'istituzione del pensionamento, un motivo c'e'.

gparker ha detto...

capita spesso ma non è detto. C'è chi dà tutto subito e chi ci mette un po'. Pensa solo a Bellocchio, che vecchiaia!

Jack Skellington ha detto...

Luis Bunuel la maggior parte dei capolavori maggiori li ha realizzati in vecchiaia, idem John Huston.
Su Almodovar: ha davvero fatti così tanti passi falsi? Vada per Gli abbracci spezzati, ma Volver e La mala educacion non mi sembrano assolutamente tali...

vinz ha detto...

Skellington, io quei 2 che citi li vedo come film assolutamente minori (anche se probabilmente migliori dell'ultimo). Pensa a quelli prima, Parla Con Lei e Tutto Su Mia madre. Vero e' che il nostro e' piuttosto altalenante; chissa', forse risorgera' ancora se gli regge la pompa.(dubito)

gparker ha detto...

di certo ha avuto il periodo degli anni '90 da Donne sull'orlo di una crisi di nervi fino a tutto su mia madre che è superiore a chiunque, un cinema mostruoso. E quello degli anni 2000 non ha brillato al livello. TUttavia mi sembra che La pelle che abito, pur non essendo a quei livelli sappia battere territori diversi.

vinz ha detto...

gparker, escludi Parla Con Lei dal periodo d'oro?!
Per me quello e' il suo capolavoro assoluto, figurati.

Che voglia battere terreni MOLTO diversi lo si intuisce anche dal prossimo progetto....Brrr!

el señor dionigi ha detto...

A me il film ha deluso molto e, quel che è peggio, mi sto abituando ad essere deluso (Volver è stato l'ultimo film decente, per me). Un film troppo astratto. Una palla. Ho trovato consolazione solo nella sala SNAI accanto al cinema Mignon, aperta tutta la notte, con le partite in diretta e un popolo di disperati seduti davanti alle tv con le sedie portate da casa (un quadretto neorealista).

Mi ha messo ancora più tristezza (non per lui poveraccio, ma per la situazione) aver letto una sua intervista credo sull'Espresso di un paio di settimane fa, in cui in una risposta diceva espressamente all'intervistatore (l'ubiquo Malcolm Pagani...perle ai porci cazzo!) che non voleva parlare della situazione politica italiana e in particolare di Berlusconi, ovviamente PAgani gli ha fatto dieci domande di fila sull'Italia e su Berlusconi finchè il povero Almodovar si è sentito in dovere (per pena forse) di dire qualcosa contro Berlusconi (ora non ricordo cosa, forse qualcosa contro i suoi interventi estetici). Ovviamente il titolo dell'intervista è diventato "Almodovar: "Berlusconi bla bla bla""...

gparker ha detto...

E vabbeh le forzature giornalistiche non possono essere colpa sua. Comunque a me è da ancora prima che delude, nemmeno Volver mi aveva fatto impazzire, però questo è un netta ripresa rispetto agli ultimi. C'ha una sua personalità forte non è Almodovar che imita Almodovar.

Udo Kier ha detto...

Ciao.

mi sono piaciuti i titoli di testa, dove appariva:

UN FILM DI ALMODOVAR

Un film che avrebbe potuto fare solo in un momento avanzato della sua carriera, soltanto adesso ha potuto affrontare un genere a lui alieno e piegarlo alla propria visione totalizzante sulle identità sessuali.
In più di un momento mi sono davvero emozionato.
Capolavoro LGBT.

gparker ha detto...

si concordo, porta a termine un incredibile ragionamento durato tutta una vita sull'evanescenza dell'identità sessuale e sullo scorporamento di questa dalle caratteristiche fisiche. Il sesso degli organi contrapposto a quello interiore.