15.10.06

The Departed (id., 2006)
di Martin Scorsese

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PREMIERE
FESTA DEL CINEMA DI ROMA 2006


Ci tiene a precisare Scorsese che il film è stato una continua sperimentazione tanto che l'hanno ultimato 3 settimane prima di venire qui. Ci teneva ad esserci, per lanciarlo per bene, e il box office sembra ripagarlo, giunge notizia infatti che i primi dati danno The Departed come il più grande esordio al cinema di un fim di Scorsese.
Ma la notizia vera è che Martin, grazie a Dio, è tornato. E' tornato al suo cinema, è tornato in sè ed è tornato ad occuparsi di cose che lo stimolano. Non che gli altri progetti meno riusciti non lo interessassero, non lo posso sapere, ma in The Departed si respira l'aria della passione dei film migliori.
Non ci troviamo di fronte a Taxi Driver nè a Quei Bravi Ragazzi (anche se per come è girato siamo da queste parti), più vicini forse a Cape Fear (altro remake). Non un capolavoro insomma, ma un gran bel film, interessante e complesso che affronta molti temi su uno sfondo problematico e mai banale.
Se avete visto Infernal Affairs (l'originale hongkonghese) sapete che la trama è intricata e divelata (nello script) tramite le immagini e non con i dialoghi. Facile quindi basarsi molto sul film precedente (che tra le altre cose è un bellissimo film), anche perchè solitamente i film di Scorsese non hanno trame molto intrecciate da disvelare lungo lo scorrere della storia, ma Martin finalmente in sè trasforma tutto ciò che merita di essere trasformato basandosi su uno script che già trasporta quelle dinamiche di Hong Kong nella Boston della mafia irlandese.
Ma quello che interessa a Martin sono le dinamiche di colpa, pentimento e salvazione (che immancabilmente non arriva) "I peccati non si scontano in chiesa ma per le strade e nelle case" diceva Harvey Keitel in Mean Streets, e fa poca differenza che chi sconti la pena sia italiano, americano o irlandese. I protagonisti vivono con il senso di colpa, cercano una morale, combattono ogni giorno con le scelte che fanno e i loro peccati si lavano nel sangue. Come in una tragedia elisabettiana tutti i protagonisti hanno il destino segnato.
Mi sembra superfluo sottolineare che Jack Nicholson regna supremo in questa pellicola, componente di certo non marginale della riuscita (incredibile che fin'ora non avessero mai lavorato inseme).
Per quanto riguarda lo stile Scorsese non si ferma mai, usa i suoi carrelli più tipici (quelli che riconosceresti in mezzo a mille che li imitano), si inventa furiose accelerazioni espressioniste e recupera i mascherini dei film muti.
Infernal Affairs era molto ben diretto, davvero, ma questo è il film di un maestro.


In conferenza stmpa Scorsese annuncia che anche lui come Peter Jackson e George Lucas si prende un attimo una pausa daHollywood e gira un film a basso budget (si chiamerà Silence) ambientato in Giappone. Ma non esclude che se trovasse un buono script e soprattutto gli fosse garantita autonomia e libertà tornerebbe subito ad Hollywood dove ci sono i mezzi per fare quelo che vuole.
Il punto infatti è la questione dell'autonomia, l'industria pare più schiacciante che in passato o forse lo è come prima ma ora i mezzi digitali danno ai registi delle vere alternative che fanno gola.

9 commenti:

Cooper ha detto...

"Ma quello che interessa a Martin sono le dinamiche di colpa, pentimento e salvazione"

Attesa, attesissima. (E invidia.)

gparker ha detto...

E sembra che io non sia l'unico ad essere rimasto davvero piacevolmente colpito dal ritorno di Martin.

frankie666 ha detto...

IO SONO RIMASTO FOTTUTAMENTE COLPITO.
E tutta la gente che era in sala lo era con me.
Devo dire che non ho molto da aggiungere, ne da controbattere a quello che dici.
Aggiungo allora alcune cose che ho sentito dal pubbico in sala e ho considerato interessanti. Innanzitutto, molto gente in alcune scene non poteva trattenere esclamazioni o frasi sbigottite. Questo ormai capita molto di rado al cinema, e capita soprattutto quando ti immedesimi bene in una storia.
A mio modo di vedere questa è già una garanzia di intrattenimento per il film.
Secondo poi, molta gente ha paragonato questo film alle iene. E secondo me non è così azzardato come paragone. L' uso della violenza, del linguaggio e la trama che si rifà ad un film di hong kong conferiscono a questo film un aspetto molto Tarantinesco. Con in + il fatto che lo dirige un maestro come Martin Scorsese.
Devo dire che io lo davo ormai per morto e sepolto, e sono molto felice di ricredermi.
Dedico in infine il finale di questo commento a Jack. Jack, che a 70 ANNI, quando la maggior parte dei suoi colleghi, anche + giovani, non capisce + nulla si mette davanti alla telecamera e spiega al mondo cosa vuol dire essere un attore.

p.s. ma davvero viene criticato questo film?

gparker ha detto...

Fin'ora non ho sentito critiche negative...
Cmq Tarantino è figlio di Scorsese che da molto prima di lui mostra la violenza del mondo gangsteristico. Quei Bravi Ragazzi e Mean Streets non ci vanno certo leggeri, e come poi ha ripreso Tarantino mostrano un mondo in cui lo spettatore è messo in confidenza con la violenza, dove chi uccide un secondo prima rideva e scherzava e subito dopo pure.

frankie666 ha detto...

Metà dei cineasti asiatici sono figli del cinema di Scorsese secondo me. (E ieri non puoi no averlo notato rivedendo alcune scene di Toro Scatenato.)
Eppure in questo caso la violenza a volte diventa quasi ironica, estrema. Nei suoi film precedenti Scorsese non aveva questa caratteristica secondo me, il momento della violenza era un momento serio e reale, in quest' ultimo no o perlomeno non sempre. Pulp mi verrebbe da dire, per questo credo che il paragone con Tarantino calzi. Ci tengo a precisare che non volgio dire che Scorsese abbia imitato Tarantino, ma che ha fatto un film che ha molte caratteristiche in comune con il cinema di Tarantino, aggiungendo poi la sua personalità di regista.
Aggiungo anche che vederlo in lingua originale è stata un ottima cosa, adesso avrei delle difficoltà a vederelo in Italiano, anche se lo vorrei rivedere perchè credo di non aver colto tutte le sfumature. In particolare ahimè, al pala roma uno, che fra parentesi fa schifo, hanno messo dei sotto titoli lunghissimi, ed io passavo la maggior parte del tempo a leggerli, benchè io sia abituato a guardare film sottotitolati. Questo mi faceva rosicare ogni secondo, frame per frame.

Anonimo ha detto...

si grazie a Dio è tornato-alp

deliriocinefilo ha detto...

Grazie. Grazie. Grazie.

Kinemazone ha detto...

Lo voglio proprio vedere Tarantino tra venti anni a fare qualcosa del genere. Ovviamente glielo/melo auguro, ma difficilmente nascono due Scorsese nello stesso secolo.
A chi non l'ha ancora visto consiglio di dimenticare "The aviator" e l'ossessione di Scorsese per l'ambito Oscar. The departed è un grande film. Da vedere 10 volte senza annoiarsi mai, come Good Fellas e Casino.
Unica pecca è Matt Damon, ma in mano a Martin anche io potrei fare una buona riuscita.
Consacrazione ufficiale di Nicholson a divo (niente da invidiare a De Niro e Pacino).

Anonimo ha detto...

E' un film che ti prende e che vale la pena vedere. Di Caprio è un attore nel vero senso della parola anche perchè ho già visto diversi suoi film e lui si sa immedesimare molto realisticamente nel personaggio che interpreta e non lo dico perchè sono una donna, anche se il fascino non guasta mai.