26.10.08

Good (id., 2008)
di Vicente Amorim

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CONCORSO
FESTIVAL DEL FILM 2008

Sono anni che vado proponendo un embargo per il cinema sull'olocausto, ovviamente non per motivi ideologici quanto perchè è probabilmente il tipo di cinema più abusato, retorico e mal fatto che ci sia. Un genere per il quale l'impegno e la lacrima facile sono così a portata di mano da ammorbare quasi tutte le produzioni.

Non ero dunque molto ben disposto nei riguardi Good, film che racconta di un professore universitario di lettere tedesco durante il nazismo. Eppure nonostante questo e nonostante una buona prima parte abbondante che si trascina stancamente non posso negare che il bel finale tira le fila di tutto, donando una chiave di lettura molto particolare al film che lo rende a suo modo originale.

Il bello di Good è che non è un film sul nazismo, usa quel contesto solo come strumento, come simbolo di una situazione negativa. E' un film sulla vita quotidiana, sulle decisioni che si prendono e su come queste senza volerlo possano portarci dentro situazioni che non vorremmo. Il nazismo serve ad impressionare, serve perchè quando si vedono quelle divise si ha un forte rinforzo negativo.
Il bello è appunto questo racconto organizzato benissimo, dove la ridondanza iniziale è assolutamente funzionale allo scioglimento finale. Un film dove addirittura c'è una vera scena madre (non a caso individuata da tutti come tale) cosa che al cinema non si vede da tanto tempo.

1 commenti:

Anonimo ha detto...

La scena madre di cui parli è quella che riguarda la divisa giusto? Comunque a me il film è piaciuto veramente tantissimo, il finale mi ha colpita davvero profondamente, mi ha commossa anche. Dici bene, non è un film sul nazismo, esso viene preso solo come pretesto per raccontare le vicissitudini personali di un singolo. Comunque per me Mortensen è davvero un attore magistrale.
Ale55andra