20.10.09

Marpiccolo (2009)
di Alessandro di Robilant

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ALICE NELLA CITTA'
FESTIVAL DEL FILM DI ROMA 2009

In Italia non abbiamo un cinema di genere, o meglio non lo abbiamo più (si lo so che in realtà ancora si fanno dei film di genere ma per decenza preferisco fingere che non vengano proprio girati), però fortunatamente esistono ancora delle nicchie più o meno di genere che affrontano determinati temi in determinate maniere disegnando nuove categorie.

Marpiccolo è a suo modo un film di un genere che sta tra il gangsteristico all'italiana, il melodrammatico e il realista. Si tratta di quei film che dipingono situazioni disperate di provincia o estrema periferia utilizzando attori del luogo per raccontare storie di estrema malavita con o senza redenzione (quello dipende).
Godard diceva che per fare un film servono solo una donna e una pistola, probabilmente aggiustando la sua frase estrema si potrebbe dire che questo è indispensabile quantomeno per un film di genere e alle volte mi sembra che l'unico contesto in cui una pistola non sembri ridicola in un film italiano sia questo.

Marpiccolo poi non è immune da cadute di stile e qualche fatidiosa leggerezza (almeno un paio di attori principali recitano in maniera davvero non accetabile e i dialoghi davvero potevano essere migliori) però centra in pieno le caratteristiche del suo genere ovvero uno scenario disperato nel quale incastrare i personaggi (in questo caso la periferia di Taranto con dei terribili palazzoni e lo sfondo delle fabbriche inquinanti riprese in fantastici totali che non dimenticano il cielo), condizioni di vita al limite del tollerabile (povertà, mancanza di prospettive, obbligo di collusione con la mafia locale, famiglia disastrata) e una storia di fiori nel cemento.

Ecco se oggi è ancora possibile parlare di "azione" nel nostro cinema lo si può fare all'interno di queste regole e queste convenzioni. La scena della rapina in casa del boss locale (un perfetto Michele Riondino) è degna di stima e anche il modo in cui il protagonista si scontra con la violenza (dalle botte agli spari) è onesta senza mai suonare ridicola.
In più Marpiccolo è italiano, cioè riesce a guardare i suoi personaggi ad altezza uomo e trovare senso in una lotta senza senso apparente contro le istituzioni.

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