12.2.12

Meteora (2012)
di Spiros Stathoulopoulos

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CONCORSO
BERLINALE 2012

Il tema è dei più classici, un prete ed una suora che scoprono una passione erotica contenuta a fatica. Invece che proiettare quest'idea nella dimensione delle pulsioni elementari, estremizzandole al massimo per suggerirne la trasgressività (secondo l'ottica religiosa dei protagonisti ovviamente), Meteora sceglie un tono compassato e all'ingerenza del paesaggio naturale (che ha un ruolo determinante ad esempio in Narciso Nero) sostituisce un mondo e una natura indifferenti.

E' infatti molto azzeccato innanzitutto il posizionamento paesaggistico. I due monasteri di appartenenza sono posti uno di fronte all'altro, in cima a due picchi, sotto di loro un villaggio dove tutto scorre sempre uguale e dove i due amanti si vedono, nemmeno troppo di nascosto.
Attraverso piccole trovate visive Stathopoulos cerca di suggerire con sobrietà l'invadenza sentimentale della crescente attrazione (la piccola luce operata da lui che entra nella finestra di lei) ma solo quando utilizza in maniera espressiva e allegorica animazioni disegnate con lo stile delle icone medievali, riesce davvero ad ergersi sopra la media.

Se infatti la parte più prettamente narrativa, quella dal vero, è abbastanza in linea con quanto si sia già visto e quanto solitamente si mostra ad un festival (impennate di sesso non erotico, piccoli ritagli da momenti d'intimità, lunghe e significative sequenze ininfluenti per la trama), con l'animazione Meteora fa un salto semantico e punta dritto e con audacia al dunque. Sembra infatti che tutto ciò che le immagini siano pavide di dire (o non riescano a dire fino in fondo) venga espresso attraverso le spregiudicate iperboli dell'animazione. Tanto più diretta quanto più metaforica.

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