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21.5.07

La Città Proibita (Man cheng jin dai huang jin jia, 2006)
di Zhang Yimou


Arriva finalmente anche da noi l'ultimo lavoro di Zhang Yimou, senza dubbio uno dei più grandi cineasti viventi. E si può gridare al capolavoro.
La Città Proibita (o La Maledizione Del Fiore D'Oro, cioè il titolo originale) è senza dubbio un passo avanti nella sua filmografia. Nonostante si tratti ancora di un wuxiapan e ancora di un film ad alto budget (il più costoso della storia della Cina) fatto sotto il controllo severo del regime (anche se è chiaro che il regime fa meno storie sui film ambientati nel passato), lo stesso il grande regista cinese riesce a non ripetersi, anzi.
L'imperatrice sta impazzendo, è l'imperatore a causare questo somministrandole quotidianamente un veleno, e lei lo sta capendo. Così inizia il film, come le migliori tragedie shakespeariane non parte dall'inizio ma da uno stadio avanzato della storia, mostrandone solo i risvolti drammatici. Questo wuxiapan infatti perde sempre di più i risvolti d'azione (pochi e poco spettacolari) e aumenta le parti dialogate, riduce le riprese in esterni e si concentra sugli interni sfarzosi di una dinastia splendida fuori ma marcia dentro (come suggerisce l'ultima immagine anche troppo esplicita).
Il ritorno di Gong Li (molto più protagonista e fondamentale del pur più famoso Chow Yun Fatt) con il suo ex-marito segna un ritorno alla passionalità e al melodramma nel cinema di Yimou e un ritorno di grande qualità. Mille le piccole chicche del film dal continuo contrappunto del thè avvelenato da bere e dei dolori (sintomo degli effetti del veleno) che colgono la regina nelle sue lunghe camminate, alle solite trovate estetiche incredibili (un attacco dall'alto con le funi impagabile) fino a scene di massa come non se ne sono mai viste (per le cui riprese il modello è palesemente Peter Jackson) e trovate allegoriche da urlo (il finale in cui in un attimo mettono tutto a posto).
E pur non essendo un film d'azione puro La Città Proibita ha un ritmo fortissimo, dettato da dialoghi, scene madri, svolte e agnizioni. La narrazione di stampo classico che si fa strada tra le piaghe estetizzanti nel wuxiapan.
La Città Proibita è ufficialmente il primo film veramente serio del 2007.
Siete autorizzati da me (qualora ve lo chiedessero) ad alzarvi in piedi durante la proiezione (specialmente nella scena madre finale) ed urlare al capolavoro. Preferibilmente in cantonese.
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