9.9.10

La Fossa (The ditch, 2010)
di Wang Bing

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IN CONCORSO
MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA 2010

E' la mattina del film a sorpresa, solitamente se è un film grosso il titolo lo si sa già qualche giorno prima, ma non essendo girate voci era chiaro che si trattasse di un'opera di poco richiamo. Comunque nella grande sala nessuno sapeva che cosa stesse per essere proiettato.
Il primo indizio arriva subito: schermo nero con scritte di presentazione in cinese. Coro generale di disappunto "oooooooh". La scritta seguente uccide anche le speranze di vedere un film di un nome noto perchè recita: "un film di Wang Bing". Si ripete il coretto di "OOOOoooooohh!" un po' più forte e più sconsolato. Infine a caratteri cubitali, sia cinesi che occidentali, compare il titolo LA FOSSA e a quel punto il "NOOOOOO!" è sonoro e funereo.
Pregiudizi del pubblico (me compreso) a parte La Fossa si è però dimostrato un film sorprendente.

Salito alla ribalta mondiale del mondo del documentario grazie ad opere dalla durata esagerata ma fondamentali per i primi anni del nuovo millennio, ora Wang Bing realizza il suo primo lungometraggio di finzione nel quale, sorprendentemente, non sembra essere rimasto eccessivamente legato al documentarismo.

A fronte di uno stile rigoroso, di immagini molto fedeli alla realtà e di un modo di raccontare fatto di lunghi pianisequenza incaricati di mostrare la noia, le lungaggini e anche la prolungata esasperazione del dolore e dello schifo del campo di prigionia, il regista non trascura le componenti melodrammatiche. La seconda parte del film, quella dell'arrivo della moglie e della ricerca del cadavere, si prende infatti grandi libertà nello sforzo di raccontare e rendere sia il dolore che l'esasperazione, di fatto mettendo a frutto quell'atmosfera austera ed estremamente reale creata nella prima parte.

Con una macchina a mano per nulla neutra ma che anzi nel suo vagare svela le intenzioni del regista, La fossa riesce a rendere come mai si era visto prima il vero e autentico dolore fisico della punizione inflitta dal regime. Cosa significhi indebolirsi ogni giorno di più e procedere lentamente verso la propria inevitabile morte, mentre tutto intorno gli altri esseri umani, spegnendosi, ne annunciano la modalità.

3 commenti:

Christian ha detto...

Davvero un cinema radicale e senza compromessi. Forse un po' monolitico (per fortuna c'è almeno tutta la seconda parte con la moglie che cerca il cadavere del marito), a tratti quasi insostenibile. Ma sicuramente indimenticabile e dunque da elogiare.

gparker ha detto...

si ha dei guizzi forti e a fronte di tanti momenti lunghi e morti ha poi delle impennate tra il gore e il sentimentale che mi hanno davvero conquistato.

Davide ha detto...

Non lo riesco a trovare da nessuna parte...qualcuno può darmi una mano???