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17.12.09

Sherlock Holmes (id., 2009)
di Guy Ritchie

POSTATO SU
Il personaggio di Sherlock Holmes sarebbe un eroe d'azione come molti altri o uno dei tanti abili solutori d'omicidi di cui è costellata la letteratura mondiale se non fosse per la fissazione sul metodo deduttivo.
Volendo per un momento accantonare tutta l'importanza della prosa di Arthur Conan Doyle e occupandosi unicamente dello Sherlock Holmes cinematografico, quello che lo rende un personaggio speciale non è certo l'ambientazione, le avventure o la complessità delle trame (siamo dalle parti del resto della produzione di genere) quanto la possibilità di mostrare i suoi micidiali ragionamenti nel loro dispiegarsi. In questo era stato ottimo il sottovalutatissimo Piramide di Paura.

Il grande fascino di Sherlock Holmes è la sua superiorità manifesta che sconfina in arroganza intellettuale. Posto all'altro estremo di Colombo, Holmes è palesemente migliore degli altri e lo dimostra in ogni cosa che fa, interessante in questo senso che sia stato scelto per interpretarlo proprio Robert Downey Jr., tornato al successo cinematografico con un altro personaggio affascinante perchè invidiabile ovvero il Tony Stark di Iron Man.

Il segreto di un film su Sherlock Holmes quindi è riuscire ad incastrare nel racconto giallo, cioè il racconto del disvelamento di un omicida o comunque delle trame ordite da un colpevole, il racconto dei percorsi mentali dell'ispettore. Contrariamente al solito il lettore/spettatore non si diverte a tentare di indovinare il colpevole, perchè la risoluzione è impossibile per tutti tranne che per Holmes, ma si diverte a vedere l'abilità del protagonista.
Tutto questo per dire che Guy Ritchie comprende e cavalca questa componente, ritraendo uno Sherlock Holmes si pieno di tormenti ma anche disumano per quanto è straordinario, allargando la fenomenale abilità deduttiva del detective anche ad altri ambiti come quello delle risse, nelle quali Holmes deduce i punti deboli degli avversari calcola le mosse e poi le esegue perfettamente.

Sherlock Holmes è un film lontano dai caratteristici intrecci forsennati che fino ad oggi rendevano unici i film di Ritchie ma che in un certo senso proprio nel suo specifico, cioè nel mostrare i ragionamenti deduttivi o le abili mosse, recupera il montaggio personale del regista che è la cifra del suo sotrytelling. Esattamente là dove serve.
Il risultato finale è un film divertente, rapido e fascinoso ma non esaltante. Un'opera molto poggiata sul carisma del protagonista e che si diverte a sondare la perfezione dei ragionamenti, riservandosi il piacere di lasciar intuire la debolezza di fronte all'altro sesso e il legame abbastanza ambiguo con Watson.

Fuori da tutti i discorsi poi ci sarebbe da dire che questo Holmes sembra Lupin III. E' infallibile, arrogante, spiritoso e divertente. E' in grado di mettere nel sacco tutti tranne la ragazza per cui è invaghito e che fa un mestiere quasi opposto/concorrente al suo, lei si fa aiutare da lui e all'ultimo cerca di fregarlo, è la sua femme fatale desiderabile e astuta che lo strega a modo suo e lo utilizza.
A voler esagerare, dati i toni esoterici della trama, mi viene da pensare ad un episodio specifico di Lupin (giacca verde, quindi miyazakiano) in cui smaschera uno che si fingeva dotato di poteri.
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