1.12.09

Ben X (id., 2009)
di Nic Balthazar

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POSTATO SU
Non è chiaro a chi sia indirizzato questo film belga/olandese del 2007 che arriva nei nostri cinema solo oggi. Non si capisce se sia un film che cerca di catturare il popolo dei gamers (ma la seconda parte moralista e passatista lo condannerebbe), se cerchi di parlare a chi già ritiene i videogiochi un male (in quel caso fa specie la competenza e la dovizia di particolari della prima parte) oppure se sia semplicemente un film interessato al bullismo e quindi alla dinamica di sopraffazione del forte sul debole che in questo caso è tale anche perchè rifugiato nel mondo videoludico.

Di sicuro l'ultima chiave di lettura è quella che l'ha spinto fino qui in Italia dove quasi mai arrivano film da quelle regioni e dove tantomeno sembra esserci spazio per un cinema che pari con cognizione di causa del mondo geek videoludico.
Così Ben X nonostante cominci ritraendo la vita tra reale e "aumentato" di un videogiocatore incallito e autistico (si marcia a grandi passi verso lo stereotipo) emarginato nella vita vera ma guerriero dal prestigioso livello 80 nel simil-World Of Warcraft che è il MMORPG di cui si parla nel film.

I videogiochi inizialmente sembrano uno strumento di conquista dell'indipendenza, di realizzazione del sè e anche di acquisizione di nozioni ed esperienza per la vita vera ma gradualmente nel corso del film diventano una gabbia come li intendo i più retrogradi membri della società. Ancora peggio il film da che sembra avere uno svolgimento agile e interessante sempre di più al procedere degli eventi, delle vessazioni e della manifesta infelicità del protagonista chiuso nel suo mondo diventa una paternale poco sostenibile che sfocia in un finale agghiacciante per implausibilità, idiozia, cattivo cinema e lontananza dalla realtà della vita quotidiana.

E' quasi consolatorio vedere che non siamo i soli ad avere un approccio totalmente inadeguato a questo tipo di tematiche.

2 commenti:

souffle ha detto...

neanche tu però sembri avere le idee molto chiare sul film o quantomeno, da come è scritta la recensione non pare.
Non sono convinto che la lontananza dalla vita quotidiana sia, come la noia, un metro "artistico" per valutare una pellicola.

gparker ha detto...

La lontananza dal reale non è un metro di giudizio artistico di certo tuttavia se il tuo obiettivo, come è il caso del film, è di raccontare una parabola umana dal forte legame con la realtà (tutta la parte sulla scuola, sull'emarginazione dei diversi e via dicendo) può essere determinante saper intercettare una declinazione possibile di realtà.

Ben X invece non solo racconta una storia poco plausibile (ma quello in fondo è un pregio in molti altri film), lo fa anche affondando le mani nel moralismo più becero, quello che non tiene conto delle istanze di novità dei movimenti sociali e invece giudica il moderno con il metro del passato (implicitamente ritenendolo migliore).

Le mie idee sul film mi paiono abbastanza chiare. Meno chiaro è appunto a chi sia indirizzato il film. Se sia un film per giovani venuto male o un film per genitori bigotti.