28.3.11

Sotto il vestito niente - L'ultima sfilata (2011)
di Carlo Vanzina

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Diciamolo subito Sotto il vestito niente non era male. Era un film argentiano nel midollo, che trascurava quanto di Bava ci fosse in Argento e prendeva dal maestro solo l'aspetto più epidermico, però a modo suo funzionava.
E diciamo un'altra cosa, tutti i remake che i Vanzina hanno fatto di se stessi (o del padre) da La Mandrakata al Monnezza, sono stati deludenti non tanto per quelle che dovevano essere le vere motivazioni (il passaggio del tempo, non sono più quegli anni, c'è più quel cinema nè quel pubblico e via dicendo) quanto perchè non avevano coraggio di osare, era sempre cinema trattenuto, annacquato e diluito.
La storia si ripete con Sotto il vestito niente - L'ultima sfilata. Niente donne impagliate, niente cadeveri, masturbazioni, carne, droga masticata, vomitata, sputata, niente lame insanguinate, unghie spezzate, pioggia, freddo, caldo. Niente che dia allo spettatore una sensazione forte che accompagni il racconto rafforzandone le tensioni.

Storia di modelle senza moda, di droga accennata senza pathos (dove sono gli effetti?), di sesso raccontato e omicidi senza sangue. E proprio su quest'ultima componente mi vorrei soffermare. Perchè io capisco annacquare il resto ma perchè un omicidio senza sangue? Perchè raccontare una storia di omicidi e di tensioni (no perchè le tensioni ci dovrebbero essere) senza la componente più esaltatoria che è il sangue?
Come si può pensare un film di genere senza spingere su nessuna componente? Quale può essere il risultato? Un giallo Mondadori. Ma mentre La Ragazza De Lago, l'altro film-giallo-Mondadori degli ultimi anni, era se non altro ben raccontato, interpretato e curato (cosa che non si sa bene perchè lo ha reso un film eccezionale nella insondabile percezione comune) qui siamo di fronte alla solita trascuratezza.

Dalla fotografia, al montaggio, alla scrittura, alla recitazione tutto è fatto a tirar via, senza impegno, senza idee, senza dedizione. In molti non si stupiranno di tutto ciò e anzi si chiederanno il perchè di tanto stupore da parte mia. Il motivo è che si dica quel che si vuole ma i fratelli Vanzina ad un certo punto della loro carriera hanno dimostrato una certa attenzione al cinema. Si, è stato un momento breve e ha dato vita a pochi film buoni ma non certo eccezionali (tra cui per l'appunto Sotto il vestito niente), eppure vedere qualcuno che ha dimostrato di sapere come si faccia un film che scientemente decide di non farlo, fancendosi inevitabilmente interprete di un'estetica della trascuratezza, manda in bestia.
Bisognava capirlo dalla scelta di avere Francesco Montanari, uno dei corpi e volti cinematografici più esaltanti emersi negli ultimi anni, e fargli parlare un improbabile siciliano. Ve li meritate i meme.

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