2.12.08

Racconto di Natale (Un Conte De Noel, 2008)
di Arnaud Desplechin

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POSTATO SU
Che sorpresa Arnaud Desplechin! Sorpresa per chi come me non lo conosceva ovviamente. In realtà ha già fatto altri film che hanno girato per i circuiti festivalieri e forse (ma non ci giurerei) sono usciti anche in Italia. Desplechin ha pure lanciato Mathieu Almaric che interpreta LeChiffre in Quantum Of Solace e che ovviamente sta anche in quest'ultimo Racconto di Natale.

Il fascino di quest'ultimo film di Desplechin viene innanzitutto da una narrazione perfetta. Racconto di Natale è davvero come primissima cosa un racconto e fatto nella maniera migliore! Con il miglior uso possibile di tutte le strategie narrative a disposizione (dagli svelamenti, alla dilatazione e contrazione dei tempi, dal dosaggio delle emozioni fino alla loro esplosione e via dicendo) in modo da risultare il più efficace e scorrevole possibile.

In seconda battuta è uno dei film che più riescono a guardare con serena modernità (e mai con il solito compianto passatismo!) alla Nouvelle Vague. Non sono solo le transizioni e i mascherini ad iride a ricordarlo ma anche tantissime altre soluzioni alcune delle quali (come l'uso martellante della musica) non appartenenti direttamente ai film del periodo, perchè non in voga, ma assolutamente in linea con quella concezione di cinema (e qui la citazione postata pochi giorni fa).

Su questa forma di racconto con mano forte del regista poi si inserisce una storia che ricorda moltissimo Bergman filtrato da Allen, cioè i film come Settembre o Un'Altra Donna: ci sono professioni intellettuali, drammi familiari, un racconto molto letterario, simbolismi, dialoghi fitti e un'inequivocabile lettera la cui lettura è raccontata da chi la scritta che la recita guardando in macchina come in Luci D'Inverno).

Tutto questo fa sì che alla fine Desplechin possa raccontare dell'aleggiare della morte senza sfociare mai nel melodrammatico ma anzi adottando un tono vivace e scanzonato che ricorda il modo con cui noi, con il nostro cinema, sappiamo ridere dei drammi. E poi c'è anche Emmanuelle Devos, la cui visione dopo Sulle Mie Labbra e Tutti i Battiti Del Mio Cuore mi dà solo rinforzi positivi...

Ci sono molti personaggi a cui il regista dà attenzione senza privilegiare nessuno pur lasciando intuire le sue preferenze, ci sono dei rapporti straordinari per originalità e intensità e c'è un rispetto infinito per lo spettatore a cui nulla viene spiegato e tutto solo mostrato.
Insomma, il film della stagione per quanto mi riguarda.

16 commenti:

Christian ha detto...

Questo film l'ho davvero detestato... :-(
Questione di antipatia a pelle, ovviamente, perché dopo dieci minuti avevo già deciso che non mi sarebbe piaciuto. Ho trovato odiosissimi e antipaticissimi tutti i personaggi (tranne il ragazzino): e se per la madre e la sorella questo può essere forse spiegato (è la sceneggiatura stessa a descriverle come delle stronze), per gli altri è proprio dovuto al fatto di non essere riuscito a entrare in sintonia con l'autore.

gparker ha detto...

che peccato! Perchè poi il film è raccontato benissimo e la complessità dei loro rapporti, il loro essere degli "eccezionali stonati" è fantastica!

Anche tutta la storia del membro che tutti odiano che poi è indispensabile ti ha infastidito?

Christian ha detto...

Direi di sì, perché ho trovato quell'odio del tutto immotivato: in fondo perché la madre e la sorella lo odiano? Solo perché il primogenito era morto? E lui che colpe ne aveva?
Purtroppo è più forte di me: quando in un film tutti i personaggi mi sono antipatici, il film stesso mi diventa antipatico...

Amalric però mi piace, come attore (ma soprattutto come volto), sin dai tempi de "Lo scafandro e la farfalla".

gparker ha detto...

io credo lo odiassero più che altro perchè è abbastanza stronzo. E non avevano tutti i torti.

Comunque si pure a me lui colpì tantissimo in Lo Scafandro e la Farfalla.

elisabetta ha detto...

Suo è anche i re e la regina che mi dicono sia molto bello e sempre con
Mathieu Almaric e Emmanuelle Devos

gparker ha detto...

infatti è una delle prime cose che devo recuperare.

elisabetta ha detto...

Io cell'ho! Pappappero! :)
Però ancora non sono riuscita a vederlo..

gparker ha detto...

quando lo vedi fammi sapere se è all'altezza che sono molto curioso.

elisabetta ha detto...

OK. Se poi non riesci a recuperarlo posso anche prestartelo...dietro lauto compenso ovviamente!

gparker ha detto...

ovviamente

Il Dottor Divago ha detto...

Visto stasera. Uscendo dal cinema ho avuto la sensazione che si fosse trattato di un grande film. E sono corso a vedere se qualcuno condivideva questo entusiasmo. Più che strizzare l'occhio a Truffeaut mi è sembrato però il remake serio dei Tenembaum.
E non so quale dei due mi è piaciuto di più.

gparker ha detto...

Anche io mi sono interrogato sulla parentela con i Tenebaum e alla fine ho però concluso che non c'è.
Si, il tema della famiglia di eccezionali stonati è quello, ma la forma non ha davvero nulla a che vedere come nemmeno il tipo di intreccio, cioè i problemi di fronte ai quali sono posti i personaggi.

Mentre il truffautismo è proprio lì nel modo di raccontare che non disedegna (anzi) di far intuire la mano del regista (dissolvenze ad iride, sovrimpressioni ecc. ecc.) ma poi cerca un'insperata invisibilità nei dialoghi e una sorta (ho detto proprio "sorta") di realismo poetico o magari sarebbe meglio dire poeticizzazione della realtà.

honeyboy ha detto...

mi è piaciuto per il suo testo interdisciplinare, perché riesce a inserire il teatro nel cinema (soprattutto per quel che riguarda gli sguardi in macchina espliciti e gli attori che si rivolgono, in qualche frangente, direttamente al pubblico) senza però rinunciare al linguaggio propriamente cinematografico (anche se iridi etc etc non mi sono sempre sembrate appropriate)
grande stile, sia registico che narrativo, e una intensità che quasi fa dimenticare la durata (abbastanza lunga) dell'opera
bello, in sostanza

gparker ha detto...

Non mi piace per niente citare sempre la nouvelle vague. Davvero per niente.
Eppure proprio l'uso quasi giocoso delle dissolvenze ad iride il modo di omaggiare in maniera funzionale i propri miti (Bergman e la lettera recitata) e tutto quel modo scanzonato di raccontare con grande maestria facendo sembrare che le cose accadano casualmente davanti alla macchina da presa, mi sembrano il modo di "filmare la vita" truffautiano.

Per questo alla fine le dissolvenze ad iride e i molti altri elementi che come dici tu non sempre sono appropriati lo diventano appropriati perchè il film sembra dire che non serve che siano appropriate per usarle. E lo fa bene.
Per quanto mi riguarda uno dei migliori film dell'annata.

Anonimo ha detto...

In effetti secondo me l'odio della madre e della sorella per Henry era eccessivo, anche se a tratti giustificato. Al di là di questo, il film è piaciuto davvero molto anche a me.
Ale55andra

gparker ha detto...

Sarà un mio difetto ma alla fine quando un film "riesce", nel senso che alla fine ti colpisce e ti soddisfa pienamente, tutto ciò che in altri casi sarebbe stato criticabile come le imperfezioni, le incongruenze o magari anche le cose meno riuscite di colpo scompaiono perchè, appunto, il film è "riuscito".

Uno stesso elemento dunque può essere causa di una critica o di un dispiacere come anche parte neutra.
Non so se mi spiego bene. Mi sembra spesso che ci sia un bene superiore che sia "far funzionare il film" e che se lo si raggiunge (come fa Racconto di Natale) a quel punto allora sia concesso tutto, a quel punto ciò che in altri casi sarebbe un difetto passa in secondo piano, perchè proprio il funzionamento generale di tutto il racconto fa sì che non ti ci soffermi.

L'esempio perfetto sono i film di Almodovar che sono pieni di cose criticabili a partire da quegli intrecci improbabili e pieni di coincidenze mostruose (che sembra sempre che tutti abitino in paesini dove ci si incontra continuamente e tutti conoscono tutti) ma che poi non sono criticate perchè il film funziona e fa funzionare anche queste cose che da altre parti additiamo come dei mali.