9.5.11

Red (id., 2011)
di Robert Schwentke

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Stavolta sono ex agenti CIA. Neanche è cominciato questo periodo di cinema d'azione all star, di gruppo che già mi ha rotto. Tante star incastrate in un film che mette una banda di fronte alla missione estrema, in cui rivedere le aspettative della propria vita ma che non segna nulla di definitivo tenendo le porte aperte per i sequel. Red in più aggiunge la retorica geriatrica dei vecchi leoni che tornano a ruggire, ormai un must per la carriera del renitente Bruce Willis.

L'idea sarebbe quella di creare un'occasione per divertirsi, cioè quel misto di azione e comicità data dall'unione tra quotidiano ed eccezionale. Ormai pensionati, alcuni dei migliori uomini di una sezione della CIA si ritrovano insieme per un'ultima missione poichè il loro capo si è innamorato di una ragazza "comune", proprio quando qualche amico di vecchia data torna a trovarlo. Dovranno ribellarsi contro la stessa agenzia d'intelligence governativa americana portandosi appresso la "zavorra".

Quindi oltre al cinema dei "tanti e virili" Red (acronimo di Retired and Extremely Dangerous) propone anche qualche suggestione dal decisamente più riuscito Innocenti Bugie. La ragazza comune di colpo coinvolta in un ambiente da cinema, fatto di spionaggio, viaggi, travestimenti, sparatorie e complotti impossibili.
Se però nel film Cruise/Diaz, il tutto era gestito con un velo di ironia appena percettibile (che con sobrietà dava dell'idiota all'eroe ed esaltava la "salvata") Red invece è una continua esaltazione maschile a scapito della donna. E anche l'unica signora nel gruppo di soldati (Helen Mirren totalmente fuori parte) è a tutti gli effetti un uomo in gonnella.
Unico scampolo d'ironia, la scena (presente nel trailer) di Bruce Willis che esce da una macchina in testacoda. Così lo sapete prima.

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