5.9.10

Letter To Elia (id., 2010)
di Martin Scorsese

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FUORI CONCORSO
MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA 2010

Negli ultimi anni Scorsese ha sfornato una serie impressionante (per qualità più che per quantità) di documentari sul cinema, sempre tesi a raccontarne la storia, l'evoluzione e le peculiarità partendo dalla sua vita: quella di un italoamericano che cresce negli anni '50 e decide di fare cinema negli anni '60. Fatti e opinioni fusi, sia da spettatore che da regista. Opere incredibili che vanno oltre la didattica e diventano personali. Storie del cinema personale.

Il senso di tutto ciò è dichiarato in questo documentario da un'ora su Elia Kazan in cui Scorsese parla unicamente del suo incontro con i film di questo figlio d'emigranti greci, di cosa gli abbiano insegnato e di come abbiano influito all'epoca su di lui, che allo stesso modo era un ragazzo figlio di immigrati.
Si chiede Scorsese: "Cosa deve guardare un regista? A cosa deve porre attenzione? In ultima analisi chi è un regista?" e si risponde alla fine che non sono le luci, non sono gli attori, non è la storia o qualche altro elemento della messa in scena che va conosciuto e indagato a fondo, quanto se stessi. Come faceva Kazan.
Ecco qual è il punto di questi documentari, realizzare film che ancora una volta siano personali, anche se didattici.

Al di là delle ragioni d'essere di Letter to Elia, quello che emerge ancora una volta è il modo in cui Scorsese organizza questo tipo di racconto, fatto in prevalenza usando immagini che non ha girato lui ma che deve organizzare. Il suo obiettivo (che non è quello di molti documentari didattici) è di spiegare il contesto e mostrare l'emozione che trasmettano certe scene, cosa non semplice visto che queste sono mostrate fuori dal loro contesto e da quel flusso narrativo che le rende ciò che sono.
E qui sta lo sforzo vero del regista: nell'organizzare i climax narrativi di una storia vera (quella di Kazan, dei suoi alti e bassi, della sua audacia e della sua tenerezza) per dare senso a porzioni di film. Non mi ero mai accorto come fossero belle certe scene che sottovalutavo e sono pronto a scommettere che andando a rivedere i film cui appartengono non sarebbero altrettanto toccanti.

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