6.4.07

Le Vite Degli Altri (Das Leben der Anderen, 2006)
di Florian Henckel von Donnersmarck

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Valanghe di premi e successone di pubblico e di critica. Eppure a me non è piaciuto.
Nel resoconto molto sofferto e intricato delle dinamiche attraverso le quali la Repubblica Democratica Tedesca teneva sotto controllo gli oppositori (o i probabili oppositori) del regime io ho visto molta storia e poco cinema. Molte informazioni e poche emozioni. Storie d'amore inserite meccanicamente e poca pancia.
Mi interessa poco la nuova presa di coscienza del popolo tedesco nei confronti del suo passato, di più invece mi sarei appassionato ad un thriller "ad orologeria" o al racconto sommesso di una lacerazione interiore, invece di questo c'è ben poco.
Anche il ritmo stenta a decollare e ben pochi personaggi sono credibili, tanto meno quelli che dovrebbero rappresentare la voce ufficiale dell'assolutismo. Autoritari e arroganti come dei nazisti.
Oltre il primo strato documentaristico della realtà storica, il racconto non "intreccia" e anche quando sembra farlo in realtà segue binari prestabiliti senza tentare di deviare o di scavare nei meccanismi di un genere (il thriller) a cui aderisce, in fondo, solo posticciamente.

15 commenti:

deliriocinefilo ha detto...

a me ha spezzato il cuore, per me è un capolavoro. [quando hai tempo potresti aggiornarmi il voto sulla connection che è lì in giacenza] grazie.

gparker ha detto...

Mah capolavoro è proprio una parola forte. E' un film che punta molto in alto ma che in parecchi momenti mi sembra abbia delle forti cadute di stile. Si appoggia a figure e soluzioni già molto usate (vedi La Conversazione di Coppola e Blow Out) e di nuovo non ci ho visto molto...

erik ha detto...

L'ho visto ieri.
Come dici, non è perfetto, ma mi sembra comunque un esordio sorprendente e meritevole di applausi. La sceneggiatura è ben congegnata, gli attori sono eccellenti, la regia esemplare. Che vi sia molto 'pensiero' dietro e non colpisca immediatamente ai visceri, poi, mi pare il pregio principale dell'opera. L'unico difetto è forse quello di un'eccessiva polarizzazione dei personaggi, oltre un a 'lieto' fine troppo lungo.

gparker ha detto...

Quando dico che c'è più pensiero dietro di quanto sia lasciato trasparire intendo dire che la migliore delle storie va anche narrata bene. Non bastano le buone intenzioni.
A me Le Vite Degli Altri è sembrato un filmetto farcito però di grandi pretese che non riesce ad essere di serie A, non riesce ad andare oltre se stesso, oltre cioè quello che mette in scena.
Parlare di intrighi politici ed umani nella Germania dell'Est per suscitare cosa? Per andare a parare dove? Sinceramente non ci ho visto nulla di veramente coinvolgente...

deliriocinefilo ha detto...

de gustibus? a me ha coinvolto molto, il sottotesto sulla libertà d'espressione, la marcata differenza fra la vita e gli spazi vitali del capitano (immersi nello squallore) dell'ordine maniacale (che implora un attimo di compagnia ad una prostituta) e le vite degli altri appunto, capaci di far breccia nel ghiaccio (e qui cita equilibrium) di un'esistenza di mera sequenzialità.

gparker ha detto...

Guarda a me più che altro ha un po' rotto l'approccio sempre uguale alle cose. E' un po' lo stesso discorso che si può fare per i film sull'olocausto, praticamente tutti uguali (Il Pianista compreso).
Godard diceva che l'unico modo per filmare il nazismo era concentrarsi sulla follia della premeditazione e della logistica: quanti ebrei entrano in un vagone, quanto costa deportare un ebreo, quanti se ne possono ammazzare in una camera a gas ecc. ecc.
Il discorso è un po' questo, vorrei vedere degli approcci diversi a problemi già affrontati (esistenza squallida, solitudine vs integrazione, fede e ribellione al sistema).

Anonimo ha detto...

Io sono del parere di delirio..capolavoro.Non vedo nemmeno tutta questa retorica di cui si parla:non è solo "storico", è unfilm sulla solitudine di un uomo in un preciso contesto,che decide di vivere dopo tanto tempo che era atrofizzato e sempre e solo attento alle vite degli altri.E Muhe basta con la sua interpretazione a definire il film qualcosa di toccante e umanamente importante.
MR.DAVIS

gparker ha detto...

Niente da obiettare a quello che dici, è la trama del film.
Ma a me proprio no ha preso.

Roberto Bernabo' ha detto...

"La libertà dell'arte è un pericolo allorché in un paese la classe culturale non fa tutt'uno con la classe politica e tra le due si aprono invece dei fossi di differenze più o meno profonde".

Alberto Moravia

Detto questo chiarisco che a me il film è piaciuto davvero molto ed ho pianto al termine della proiezione.

Il pubblico in sala ha applaudito.

Ed è un pubblico esigente quello del Greenwitch di testacci a Roma te lo posso assicurare.

Cosa deve fare di più di questo un regista esordiente?

Quoto deliriocinefilo.

Un saluto.

Rob.

gparker ha detto...

Ad un esordiente in particolare chiedo di sorprendermi non rifacendomi vedere il cinema dei suoi padri.

alp ha detto...

Si puo' non gradire lo stile classico del film ma come negaree che sia toccante , non retorico e che abbia un meccanismo praticamente perfetto

Noodles ha detto...

invece a me è piaciuto proprio perché ho trovato molta.. umanità, molto sentimento non schiacciato dalla politica e dal j'accuse giustissimo della trama.

gparker ha detto...

Che il meccanismo sia ben oliato è innegabile, ma io non ce l'ho con il classicismo (figuriamoci!) semmai non mi è piaciuta la mancanza di fantasa, l'aver rivisto sempre le stesse solite cose.
Questo chiaramente ha fatto si che il film non mi emozionasse per nulla e mi suonasse molto finto.

Anonimo ha detto...

parlare di questo film come di un thriller a cui dovrebbe aderire secondo me è una lettura del tutto fuori luogo.
questo è un film di grande spessore sui sentimenti, sulla solitudine e su come il senso della vita risieda negli affetti e non nell'adesione a ciò che altri uomini possono creare per i propri interssi.
Mhue è straordinario. Un film non per tuti.

dario ha detto...

Boh sì, vabbè. Secondo me è un volenteroso filmetto a tesi che non si preoccupa neanche tanto di giustificare la sua scelta narrativa quasi aprioristica (ma quello era il primo artista che Muhe spiava? e se no cosa aveva di così diverso la sua storia da smuoverlo?). E oltre ad avere una forma poco ispirata, anche a livello di contenuti c'è del semplicismo al galoppo: su tutte il ridurre il tema politico a una storia di corna, col ministro arrapato che vuole eliminare il rivale. OK che era così anche in Chandler, ma vogliamo mettere?