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10.4.06

Solo 2 Ore (16 Blocks, 2006)
di Richard Donner

Bruce Willis è sempre Bruce Willis, questa è la cosa più forte che emerge dalla visione di Solo 2 Ore. Bruce Willis, lo si è già detto, è il John Wayne moderno, ovvero l'eroe conservatore, l'eroe classico per antonomasia. Bruce Willis è un abilissimo caratterista, pur avendo interpretato qualche commedia e qualche ruolo da antagonista, il suo carattere fondamentale è il poliziotto a pezzi, sempre imbottito d'alcohol e sanguinante.
In Solo 2 Ore non si smentisce. E essendo il film un po' un'occasione persa per lo sviluppo di una trama che parte benissimo (un poliziotto stanco, vecchio, gonfio d'alcohol e poco stimato alla fine del suo turno deve accompagnare un testimone in tribunale, deve fare solo 16 isolati, ma non sa che i suoi stessi colleghi lo vogliono morto), percui ciò che rimane sopra ogni cosa come già detto è Bruce Willis e il suo personaggio.
Come negli western dei tempi d'oro anche nei suoi film Bruce Willis porta sempre qualcosa di nuovo a questa figura classica, arricchendola, variandola e dando tramite queste variazioni di volta in volta un messaggio diverso. Questa volta è il perdente su tutta la linea che in extremis vede la possibilità di salvarsi l'anima che si era venduto in passato.
Ma il vero fascino di questo personaggio è la sua componente noir. Si può forse datare la nascita di questa figura alla fine di un'evoluzione che è culminata con il John McClane di Trappola di Cristallo, non a caso un film del grandissimo esperto di genere John McTiernan, personaggio che riusciva ad introdurre nel più classico film d'azione all'americana tutto il romanticismo noir, nonostante la leggerezza delle bettute spiritose, McClane era un personaggio profondamente noir perchè il film lo portava in una spirale di sofferenza (fisica e non (negli anni si sono aggiunte le componenti di alcohol e pillole)), dove a dominare e a spingere le sue azioni non era tanto l'etica, ma la disperazione.




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