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12.2.09

The Reader - A Voce Alta (The Reader, 2008)
di Stephen Daldry

POSTATO SU
Da tempo ho litigato con i film sull'olocausto. Per non ripetermi ancora una volta sintetizzerò dicendo che l'ho fatto perchè non solo sono brutti ma lo sono tutti alla stessa maniera, quella per la quale il contenuto alto sembra poter giustificare l'incredibile povertà di idee registiche. Con le dovute e rarissime eccezioni questo tende ad accadere quasi sempre.

The Reader è diverso. Innanzitutto perchè non è esattamente un film sull'olocausto ma lo usa in maniera funzionale, cioè lo usa come stratagemma di racconto. Nell'economia della trama serve qualcosa di sufficientemente abominevole per fare da contraltare ai sentimenti dei protagonisti, qualcosa che stimoli un contrasto forte tra ciò che si vuole fare e ciò che si fa. Che è il vero cuore del film.
Certo poi il tema non è solo sfiorato, viene trattato con il rispetto che merita ma sempre in funzione d'altro (il senso di giustizia, l'orgoglio, la voglia di rivincita ecc. ecc.).

Ancora di più The Reader nel suo trovarsi a dover disegnare le figure archetipe del genere "olocausto" (carceriere e carcerato) fa la scelta difficile e inusuale di ritrarre il carceriere come un essere umano (certo non tutti quanti ma almeno una su sei, che già è qualcosa).
Concedendo qualcosa alla complessità della realtà il film si arricchisce di molti più significati e di certo non diventa un'apologia del nazismo. Anzi. Comprendere che chi sceglieva le persone che dovevano morire, chi cioè materialmente le condannava, erano persone normali inserite in situazioni straordinarie, uomini e donne con affetti normali, odi normali e soprattutto normale ignoranza, aumenta la nostra comprensione, compassione e quindi condanna del fenomeno.

In più The Reader è anche orchestrato come un racconto vero e non secondo le consuete fasi prevedibili dei film in cui il tema "olocausto" ha la meglio su tutto. Costruisce i personaggi lentamente, lascia che prendano decisioni non condivisibili e non prevedibili e soprattutto fa sì che i loro silenzi e la distanza che lo spettatore sente di voler prende anche dalle figure positive trasmetta qualcosa.
The Reader funziona. Anche se gli ebrei non sono simpaticissimi e i carcerieri sono umani. Quando si esce dal film si è capito qualcosa di più non tanto sul nazismo quanto sugli uomini.

A titolo assolutamente personale poi sono sempre affascinatissimo dai film che parlano del "raccontare", cioè dell'esigenza umana di fuire di storie e come tali storie siano veicolo di tutto nella società umana. Sempre e dovunque. Veicolo di emozioni, di realtà, di menzogna, di conoscenza e di evoluzione. Quindi un po' in questo senso il film mi ha comprato.
E alla fotografia c'è Roger Deakins che negli ultimi 365 giorni e fino a che non rivedo un film di Christopher Doyle è il nuovo idolo del blog. Deciso.

Breve postilla sul doppio vincolo del doppiaggio:
Ho visto il film in lingua originale e non posso fare a meno di chiedermi come verrà doppiato e quale soluzione sia la più corretta, anche se mi sembra davvero che non ce ne siano.
Come capita sempre in questi casi nel film gli attori (sia inglesi che tedeschi) parlano inglese pur essendo nella finzione tutti tedeschi. Diversamente dal solito però parlano inglese con un lieve accento tedesco, cosa altamente fastidiosa (specialmente se l'inglese non è la tua lingua madre perchè ti costringe ad un triplo salto mortale tra realtà e finzione) che pone il problema dell'edizione italiana.
Se vogliamo ipotizzare che il doppiaggio possa avere mai una qualche possibile utilità e/o missione e/o etica (e siamo veramente nel regno delle ipotesi) ci si chiede come faranno: doppiare in italiano equivale a privare il film di una decisione registica molto forte, doppiare con un lieve accento tedesco sarebbe orrendo e attirerebbe sui doppiatori gli strali di tutti quelli che non sanno che anche in originale era così.
L'unica sarebbe mettere un breve cartello prima che spieghi la situazione e doppiare con un lievissimo accento tedesco. Ma in fondo se ci guardiamo dentro sappiamo tutti quale decisione sarà presa.
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