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19.10.09

Astro boy (id., 2009)
di David Bowers

POSTATO SU
FUORI CONCORSO
FESTIVAL DEL FILM DI ROMA 2009

Astro boy è una porcata. Non ci sono altre possibili definizioni.
Se, come me, sperate in una qualche parentela (magari anche piccola) con la forza e il sentimentalismo dell'originale giapponese siete, come me, dei pazzi illusi destinati alla delusione. Se invece un po' più razionalmente sperate in un buon cartone animato americano rimarrete ugualmente delusi dall'inconsistenza di un film che per parlare dei propri personaggi usa unicamente il dialogo e in maniera diretta. Mi manca mio padre? Allora lo dico: "Mi manca mio padre". Semplice.

Passata la gioia per la scoperta che l'edizione italiana (con le voci di Silvio Muccino e Carolina Crescentini) è insospettabilmente decente (sic!) si comincia a fare fronte alla vera tragedia che è il film, infarcito di metafore stupide messe in scena in modo stupido (i robot sono schiavi e nessuno pensa ai loro sentimenti, Metro City è una città che sta in cielo per non avere contatto con la feccia che è rimasta in terra, il sindaco pensa solo ad essere rieletto e cerca consenso con la guerra). Non vengono comprese dai bambini e fanno accapponare la pelle ai grandi che hanno visto più di due film nella loro vita.

Se era prevedibile che ogni riferimento alla cultura nipponica sarebbe morto affogato da un forzato adattamento ai temi del cinema americano, era invece imprevedibile che Astro boy non fosse nè intrattenente nè divertente. I personaggi-macchietta sono quanto di più inconsistente possa esistere e giustamente sono stati doppiati dagli inconsistenti del trio Medusa. Ma già l'idea di avere ancora oggi, nel 2009, dei personaggi-macchietta è in sè motivo sufficiente per una detenzione forzata. Ed è anche animato con i piedi.
Io, fossi in voi, farei finta che tutto questo non è mai successo.
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