13.10.11

Cowboys & Aliens (id., 2011)
di Jon Favreau

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Il sogno è chiaro: unire due delle più grandi e simili tra le mitologie cardine del cinema americano.
Nonostante tanti ci avessero provato in varie maniere (e Lucas ne sa qualcosa) nessuno mai aveva fuso in maniera così diretta ed esplicita questi due universi (se si esclude Galaxy 999 di Leiji Matsumoto), e quando dico diretta intendo prendere al lazo gli alieni.

Ci prova così Jon Favreau in un film che purtroppo non ha nessuna delle caratteristiche che avevano reso Iron man il cult che è. Cowboys & Aliens non ha un briciolo di autoironia (nonostante un titolo che sta lì nell'Olimpo dei più espliciti assieme a Snakes on a plane) e, cosa ancor più grave, non è nè un western, nè un film nè di fantascienza.
Il punto è che i due generi un po' si sono passati il testimone, quando il western ha cominciato a tramontare, la fantascienza ha cominciato ad affermarsi nel cinema di serie A dopo decenni di ragni giganti, perchè entrambi rispondevano al medesimo bisogno di conquista di uno spazio ignoto e per questo selvaggio, sia che si tratti dell'universo, sia che si tratti delle immense vallate o dei deserti.  Non a caso già l'inizio di Star Trek (precursore di questa fusione) affermava che lo spazio è l'ultima delle frontiere.

Nella furia di accontentare tutto entrambi i generi ne escono scontenti e questo primo incontro tra due prime donne del maschilismo protagonista (Harrison -stanchezza- Ford e Daniel -mi ispiro sempre e solo a Jason Bourne- Craig) si risolve in un buon film d'azione classico, in cui l'individualismo dell'eroe si rispecchia in una comunità di supporto, capace di stringersi attorno al suo salvatore di fronte alla minaccia comune. No come nel west o nello spazio veri, dove gli uomini sono soli con se stessi, abbandonati da tutti o arrivati ultimi di uno sterminio e si confrontano con il nemico nel vuoto riempito dal vento (solare).

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