17.10.11

Un poliziotto da happy hour (The Guard, 2011)
di John Michael McDonagh

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Con un gusto d'altri tempi per il disegno di un personaggio anticonvenzionale, politicamente scorretto ma ineffabile e geniale, McDonagh gira questo poliziesco di provincia irlandese come fosse un western, mettendo il proprio investigatore ottocentesco (per l'appunto geniale e pieno di tic e manie) al centro di una storia di droga e corruzione in cui nessuno sembra volerlo aiutare a parte uno straniero.

L'idea alla base dovrebbe essere quella di un film dalle venature di commedia, fondato sul fascino del protagonista (per questo interpretato tassativamente da Brendan Gleeson), in grado di stupire con gli spunti da thriller e il finale western. Molte di queste aspirazioni purtroppo falliscono.
Il rapporto a due tra il suddetto protagonista e lo straniero (un agente della CIA chiamato ad investigare sulla storia di droga che sta avendo luogo in questa provincia irlandese), dovrebbe essere il legame virile e sincero che si crea tra due uomini retti (nonostante le apparenze), espressione più alta di quella cristallizzazione di valori e virtù che spesso è l'ossatura del western classico. Però non funziona.

Il rapporto con un paesaggio non usuale per un poliziesco (la provincia irlandese) dovrebbe avere il medesimo senso, e anche quello non funziona al 100%. Infine i tocchi di stramberia del poliziotto (dal rapporto con le prostitute, altre figure tipiche del west, al suo atteggiamento arrogante, razzista e sboccato) dovrebbero essere l'elemento che alleggerisce e invece in molti momenti rubano la scena all'intreccio vero e proprio fino a chiedersi quale sia il cuore del film.
Solo nello showdown finale, quando è il momento di farsi seri e affrontare la morte a volto scoperto, tutto gira in armonia, tutto funziona e si comprende davvero che tipo di film Un poliziotto da happy hour poteva essere invece di quello che è stato.

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