17.6.11

I Guardiani Del Destino (The Adjustment Bureau, 2011)
di George Nolfi

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C'è un che di prettamente americano e calvinista nell'idea, spesso sviluppata da Hollywood, di una gerarchia celeste burocratizzata, un paradiso fatto di gradi, compiti e ruoli che, più che rifarsi alle gerarchie militari (che in linea teorica sarebbero più appropriate), utilizza la metafora del grande ufficio. Quest'idea è quella del "grande piano" divino, ovvero di un fato (o provvidenza) che dir si voglia, che regge e regola tutto e che calza perfettamente l'allegoria burocratico-aziendale, nonchè la visione di un disegno intelligente.

I guardiani del destino prende questo topos e lo allarga contaminandolo (un poco) con un'ambientazione presa da un racconto di Dick (e quindi il controllo, i piani di realtà sovrapposti e il complotto), con un romanticismo classico talmente sincero e autentico da fare impressione (oltre che commuovere) e infine con un meccanismo tutto teso a svelare quella dinamica che agisce in maniera invisibile in almeno metà dei film hollywoodiani. Si tratta dell'idea di lotta contro il destino. Dal noir ai film sulla seconda occasione il cinema hollywoodiano trabocca di film in cui l'eroe è tale perchè per raggiungere la propria idea di felicità lotta contro quello a cui sembra predestinato. Se gli va bene c'è un lieto fine se gli va male per l'appunto siamo in un noir.

I guardiani del destino quindi dà sostanza materiale a quello che chiamiamo "destino", incarnandolo in un gruppo di uomini che sono gli incaricati di "aggiustare" le vite umane per assicurarsi che rimangano sui binari del grande piano. Un contrattempo se stai per prendere l'autobus sbagliato, un rallentamento o un cambio di programma improvviso per farti fare qualcos'altro, tutto per essere sicuri che tu segua il percorso scritto per te. E lo fa tenendo sempre sapientemente a mente che tanto più il sentimento del protagonista sarà credibile tanto più il meccanismo sarà ben oliato.

Il risultato è un film veramente romantico che non è mai smielato e che proprio analizzando in maniera geek (cioè con uno spiccato interesse per la dissezione dei meccanismi e del funzionamento dell'ingranaggio) come operi il destino (Chi ordina cosa a chi, con quali poteri, secondo quali regole e fino a che punto) e ponendo al centro di tutto la lotta apparentemente senza senso e senza speranza di un personaggio ribelle verso un sistema palesemente più grande di lui, si conquista il cuore dello spettatore senza se e senza ma. Puntando ad esibire quello che solitamente è nascosto e facendolo con un'abilità e un senso della storia che hanno del ragguardevole, I guardiani del destino riesce a raggiungere l'audace obiettivo di coniugare classicismo hollywoodiano con prospettiva moderna e geek, fusione che simbolicamente si rispecchia anche nel look retro degli agenti che agiscono in un contesto ipermoderno.

2 commenti:

Fabio ha detto...

Incuriosito dalla tua recensione positiva l'ho visto e mi è piaciuto.
Sicuramente contiene tanti piccoli elementi che sanno di già visto, ma nell'insieme è originale e interessante.

SEMI-SPOILER

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Ascoltando te in radio avevo capito che i due protagonisti fossero tenuti lontani per motivi ben più grossi... tipo roba escatologica, fine del mondo. E ancora lo pensavo quando è entrato in scena Terence Stamp.
Matt Damon è un mostro di bravura. Lei anche, ma forse in un paio di momenti il suo personaggio zoppica un po': forse si potevano giocare meglio i momenti delle rivelazioni... anche se probabilmente hanno sacrificato un po' il realismo per non fare un film urlato (e anche la scena d'amore è in linea con questi toni classici).

FINE SPOILER

Ingegnoso e necessario l'espediente della limitazione dei poteri di questi "guardiani del destino".

gparker ha detto...

guarda più passa il tempo più è un film che mi rimane dentro