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3.2.09

Frost/Nixon (id., 2008)
di Ron Howard

POSTATO SU
Ancora una volta Ron Howard ci mette di fronte all'ennesimo film truffa. Una truffa sempre più abile e quindi sempre più truffaldina.
La truffa sta nel fatto che Frost/Nixon è un film realizzato con valori produttivi immensi (recitazione di qualità alta, alta fotografia, alto montaggio ecc. ecc.) ma assolutamente vuoto sotto. Ma ancora di più la truffa sta nel fatto che il film si agita in mille modi per convincere lo spettatore che in realtà ci sia qualcosa.
Innanzitutto il tema, che come quasi tutti i film più recenti di Ron Howard è altissimo, cioè lo scontro umano titanico tra un uomo politico dei più abili e un conduttore dei più apparentemente inadatti ad affrontarlo, reso mitico dall'obiettivo di far emergere la verità e restituire al popolo americano l'onore di una piena confessione del colpevole.
Le aspirazioni sono dunque altissime e tale contrasto è esplicitamente dichiarato più volte nel corso del film senza che poi si giunga ad una sintesi che non sia il classico schema americano scontro/sconfitta/seconda opportunità/vittoria. Un classicismo solo mascherato dall'idea fintamente moderna di un documentario con gli attori che parlano come fossero i veri protagonisti che non è quello, per dire, eastwoodiano al quale ogni volta applaudiamo, ma quello povero di idee che rifugia nelle strutture fisse per incapacità di innovare. La forza del buon Clint per il quale tutti gli rendiamo merito è di rifuggire sempre gli schemi fissi interpretando però il modo di girare un film in senso tradizionale, cioè di andare alla radice delle cose avendo introiettato un metodo di messa in scena.

E infatti proprio a livello di messa in scena, nonostante tutta la fatica che Ron Howard fa perchè sembri che succeda qualcosa, in realtà non succede nulla. in questo caso poi la questione è facile da affrontare perchè esistono riprese vere. La differenza tra questo film e la visione delle vere interviste dovrebbe dare tutto il senso di cosa sia fare qualcosa di simile al cinema. Gli elementi principali dovrebbero essere due: il ritratto di Nixon e il modo con cui è raccontato quel diverbio che si può vedere in tv.
Il ritratto del presidente Nixon è in una parola piatto. Cos'ha di veramente alto? In quale modo può essere definito un ritratto umano valevole un racconto? In quale modo si discosta dal livello di macchietta?
E come sono raccontate per immagini le interviste? Ad un profondo conoscitore di quell'evento cosa dà la visione del film? Nulla. Non aggiunge nulla se non la coloritura del tutto attraverso i classici canoni dell'eroismo all'americana. Una riduzione ai minimi termini che qui è più inutile che mai.

Il punto di tutto questo livore, e qui veniamo al dunque, è che lo spettatore normale non va a fare queste differenziazioni. Entra ed esce dalla sala e se all'uscita è più soddisfatto che all'entrata (cioè se il risultato è superiore all'aspettativa) sarà contento. Che è anche giusto, è il modo migliore di divertirsi al cinema. Ma in questo caso chi ci perde è il sistema in sè. Perchè in molti usciranno soddisfatti e molti anche più che soddisfatti ritenendo che questo sia grande cinema. Ecco perchè l'opera di Ron Howard le sue truffe sofisticate danneggiano tutto il sistema e sviliscono il cinema in sè.

Non è certo Ron Howard l'unico ad adottare simili strategie, ma è il peggiore perchè le innalza a forma d'arte. Non potendo fare altro le battezza come modo alto di trattare un probelma. E' il peggiore utilizza tali strategie per fare opere che si pongono come magniloquenti, è il peggiore perchè più di tutti cerca di convincere che quello sia un modo fortemente artistico di fare cinema. E' il peggiore semplicemente perchè fa più danni degli altri e disgraziatamente tutto questo (dio non voglia!) sarà probabilmente legittimato ancora una volta dagli Oscar.
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