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5.9.05

Seven Swords (Qi Jian, 2005)
di Tsui Hark

Sono dovuto andare subito a vederlo contravvenendo ai miei noti ritardi nel vedere film al cinema, perchè il genere wuxia mi intriga troppo, non tanto per i suoi contenuti, quanto per la sua evoluzione, per le lotte intestine tra registi nel modo in cui affrontarlo. Dunque in attesa di vedere dei wuxia d'epoca mi accontento di questi moderni.
Hark palesemente si discosta dalla linea tracciata da Ang Lee e Zhang Yimou, rifiuta quel tipo di stilizzazione della violenza per un altro tipo di stilizzazione, meno astratta e più concreta. Ho letto in giro che Tsui Hark cercherebbe in questo film più realismo... A me non sembra proprio ci sia nulla di realistico, è lo stile ad essere più crudo e meno pulito dei precedenti wuxia moderni, ma i concetti di irrealtà, anzi di trasfigurazione della realtà attraverso la violenza, rimangono. Del resto se no che wuxia è??
Una cosa salta all'occhio immediatamente: i colori. Tutto il film è uno studio maniacale sui colori, sulla loro resa e la loro disposizione. Esemplare la prima scena dove, senza elaborazioni digitali, Hark costruisce tutta la scena sui toni del grigio, dalla terra (bruciata) alle case, ai costumi dei personaggi al cielo, tutto grigio, tranne dei drappi sparsi sulla scena che sono di un rosso intensissimo. Allo stesso modo lungo tutto il film si dipanano tantissime maniere diverse di concepire gli accostamenti dei colori, dai desaturati, ai saturi, dai freddi ai caldi, ogni scena ha una dominante ed in molti casi si sfiora quasi il monocromo!
Detto questo è evidente che tutta la fotografia è curatissima, e così lo è la forma in generale (bellissimi gli effetti sonori come mi ha fatto notare Frankie666 che mi ha gentilmente accompagnato).
Per il resto, tocca dirlo, il film è lungo e lento. Tuttavia godibile. Sembra un paradosso ma in realtà è proprio così. La trama si dispiega a fatica, ma il ritmo è serrato. Siamo chiaramente dalle parti de I Sette Samurai, anche se la storia si ispira ad un altro libro ed è molto cinese (si potrebbe fare un'interessante dissertazione su come la cultura cinese metta al centro l'uomo (il vigore e la tempra morale de I Sette Samurai) e quella cinese metta al centro il mezzo (il rapporto guerriero-spada di Seven Swords), si potrebbe...). Le scene d'azione sono molte e ben coreografate ma tra di esse intercorrono lassi di tempo molto grossi.
Dà un po' l'idea che il regista se ne sia ampiamente fregato e si sia voluto prendere tutto il tempo per narrare questa storia, sentendosi libero di eccedere nell'epica (come spesso accade del resto).
Alla fine sono uscito soddisfatto.
Ma Zhang Yimou è un'altra pasta.





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