22.10.09

A Serious Man (id., 2009)
di Joel e Ethan Coen

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POSTATO SU
FUORI CONCORSO
FESTIVAL DEL FILM DI ROMA 2009

Raramente ho visto un finale simile, così appropriato, devastante e significativo. Così alto!
Ma devo innazitutto premettere tre cose: primo non sono un malato dei Coen, ho visto i loro film (tutti credo) e mi piacciono un po' come a tutti, senza strapparmi i capelli; secondo questo film non ha mezze misure e la gente credo lo odierà; terzo sembra sempre di più che i Coen e Tarantino siano come andati alla stessa scuola, sono diversi e fanno cose diverse ma intimamente sono identici. C'è in entrambi un gusto per il racconto di storie e storielle, un godimento nel realizzare piccoli quadretti con personaggi cesellati, che non è paragonabile a nessun altro.

Detto questo mi sento di annunciare che finalmente (FINALMENTE!) i fratelli Coen hanno fatto il salto di qualità e sono passati da film ottimi ad un autentico capolavoro. Con un po' più di audacia rispetto al passato hanno preso i loro temi e le loro caratteristiche (siamo dalle parti di L'Uomo che non c'era) e hanno deciso di usarle per fare un discorso molto più complesso del solito, senza dare carote agli spettatori ma solo bastonate.

C'è un vecchio modo di dire che spesso faccio mio ma che non lo è che spiega cosa sia un noir: "Un film che parla di un mondo in cui è facile morire e difficile amare", i Coen hanno fatto talmente propria quest'idea e questo genere che ora pervade ogni cosa che fanno. Questa pseudo commedia ambientata in una comunità ebrea degli anni '60 ha un senso di morte incombente in ogni inquadratura, anche nei pratini tagliati (anche se non muore quasi nessuno (e comunque accade fuori scena con una tecnica sinceramente mai vista di montaggio alternato che inganna lo spettatore ma solo a metà, per capirlo dovete vederlo)). Non si tratta di quell'inquietudine lynchana, è proprio il noir privato di ogni altro costrutto, privato degli impermeabili, delle voci off, delle sigarette e delle pistole. L'amore non esiste (al massimo c'è il sesso) come del resto nemmeno il senso.

A serious man parte dalla cultura ebraica (per la quale tutto sempre ha un senso e lo si comunica con le storie) per distruggerne le fondamenta (che nulla abbia senso lo si ripete mille volte) attraverso il racconto di alcuni devastanti giorni nella vita di un altro uomo che non c'era, uno che attraversa la vita passivamente e che viene però messo a contatto con alcune svolte imprevedibili.
Ci sono i personaggi assurdi coeniani, ci sono i momenti di sogno e c'è l'insostenibile peso di un fato che si accanisce ma questa volta nulla ha realmente senso, come ci si accanisce a ripetere più volte, questa volta tutti procedono incessantemente verso una morte che è annunciata in ogni segmento (e qui sta il genio, a rendere scene normali delle epifanie mortuarie) ma che non arriva mai a sanare i conflitti o a risolvere le trame che infatti rimarranno tutte insolute.
Quell'ultima inquadratura che potrebbe essere l'ultima immagine di un episodio di un serial tv che deve tenere gli spettatori avvinti fino alla puntata successiva vi farà capire cosa intendo.

27 commenti:

Christian ha detto...

Non lo vedrò, almeno in sala. I Coen mi hanno fregato già troppe volte...

gparker ha detto...

Non solo, non passare nemmeno vicino ai cinema che lo danno negli orari di uscita del pubblico. Stavolta la gente si incazza pesante...

Nico ha detto...

OT: Comincia la trepida attesa per un nuovo capolavoro
http://www.youtube.com/watch?v=bOko2yi-gZI

Thomas Morton ha detto...

A me non hanno (quasi) mai deluso.

frankie666 ha detto...

Mo sta cosa del film di qualità e dell'autentico capolavoro mi pare eccessiva...

alp ha detto...

E' un grandissimo film, non so se sia un capolavoro, quando vidi " fargo" e "l'uomo che non c'era", mi sembrava lo fossero, oggi forse non lo penso più, credo che la definizione di capolavoro abbia un senso darla dopo anni,tranne casi straordinari. Ma non è questo l'importante, è importante che sia un film che parla della nostra condizione ad altissimi livelli. Io il film l'ho visto con il pubblico ieri sera. non c'era gente incazzata, solo qualcuno deluso perchè magari si aspettava una commedia tipo le ultime.

frankie666 ha detto...

a me purtroppo hanno deluso proprio in Fargo e in L'Uomo Che Non C' Era...

gparker ha detto...

Si sono perfettamente daccordo che per valutare correttamente un film occorre del tempo, molto tempo. Almeno 10 anni per capire se davvero è un pezzo da novanta.
Io l'ho detto sull'onda dell'entusiasmo perchè lo trovo davvero pronto ad entrare tra i grandi.

Non è un'esagerazione è un film dei Coen (che già non sono gli ultimi) che ha finalmente il coraggio di mostrarsi audace, di andare oltre gli schemi canonici.

Thomas Morton ha detto...

Fargo mi piace molto. Quelli che mi hanno deluso sono Brother where are thou e forse Non è un paese per vecchi (ma per colpa di tutti quegli Oscar)

frankie666 ha detto...

Mah... A me non pare che nei loro precedenti film ci sia tutto sto canonico, e per quanto ad audacita secondo me se c'e gente audace sono loro...
Io devo ancora capire che hanno i coen che per te non andava bene prima... Pure Non E Un Paese Per Vecchi che non e un film e una bomba, lo hai moderatamente apprezzato.


Un film non puo deluderti perche ha vinto troppi Oscar, quello e tifo... Pure Titanic con tutto che non e il mio genere va rispettato.

Ricorda la dottrina gparker Thomas!

Ah anche il film con Tom Hanks era una porcheria. Forse il piu brutto in assoluto...

gparker ha detto...

Quando vedi questo capisci che gli altri sono più canonici. Certo non sono film usuali, non lo direi mai, e benchè siano ottimi io non ne sono mai stato un fan sfegatato perchè mi sembra sempre che a fronte di una bravura totalmente fuori dal comune poi manchino di fare quello che fanno qua. Osare.

frankie666 ha detto...

quindi e come Quentin Tarantino che fa Deathproof?

Un film in cui fanno come gli pare fregandosene del pubblico?

gparker ha detto...

più o meno
vanno all'essenza di se stessi in un film senza vie di scampo che afferma con più forza che mai la loro vera linea che non è il noir, non è la casualità, la comicità o il nulla.
Ma l'assenza di significato in una vita che è prevaricazione e morte in ogni dove. E lo fanno con un sorriso :)

frankie666 ha detto...

Secondo me pensa che i Coen sono innanzitutto grandissimi raccontatori di storie. Sono padroni di quello che raccontano, e sono in grado di controllarlo come gli pare...

gparker ha detto...

e su questo ci sto, è verissimo anche secondo me.
Eppure è proprio questo controllo che mi sembra non si sia mai spinto davvero oltre, come fosse frenato da un qualche pudore.

Thomas Morton ha detto...

Secondo me quel che si può dire dei loro film è che c'è molta intelligenza, molta cultura, molta competenza, ma manca la vera genialità. Però è molto meglio questo che voler passare per geni a tutti costi (sto pensando, ad esempio, a Lars von Trier).

gparker ha detto...

vedrete questo.
Vedrete come c'è un senso continuo di morte incombente in ogni singola inquadratura. Ha una forza pazzesca. Fa davvero passare i concetti con tutto tranne che con le parole.

frankie666 ha detto...

Mi ripeto chiedo scusa, a me dovete ancora spiegare cosa c'è di non geniale nel Grande Lebowski, CAPOLAVORO dei Coen che nessuno sembra ricordare.

Poi chiaramente parliamo di opinioni per carità...

Thomas Morton ha detto...

Big Lebowski è uno dei miei preferiti, non l'ho dimenticato. Però cercavo di interpretare le riserve di gparker.

gparker ha detto...

Lo dico? Lo dico??
Non sono un fan sfegatato del Grande Lebowski.
Ecco l'ho detto.

Thomas Morton ha detto...

Questo non lo dovevi dire..

frankie666 ha detto...

Vabbè, almeno non lo postare. Rischi di perdere credibilità coi tuoi lettori...

Anonimo ha detto...

a me l'azzardo sempre dire che i coen se ne freghino del pubblico, qui o altrove. il loro uso dei codici di genere (parecchi, non solo il noir) è intelligente e raffinatissimo, ma chi sarebbe il Pubblico di cui i coen si infischiano? sono i classici autori che si rivolgono contemporaneamente a più pubblici, offrendo cose diverse in un solo film.
per me ad esempio il tema della reazione umana alla sventura si rifà parecchio a dostoevskij: del che si può discutere, ma se è vero non penso che tutti gli spettatori dei coen lo abbiano notato, senza con ciò che il film gli debba essere parso fumoso, sfuggente e intellettuale.
del resto non ho visto nessuno uscire dal cinema incazzato, se non forse per il finale "aperto".
aggiungo che questo pregio dei coen (i più livelli di lettura) me li rende anche un filo antipatici, benché li stimi parecchio. sarà che nel cosiddetto postmoderno è pratica fin troppo diffusa, e alla fine più facile di quanto apparisse, e forse un tantino ambigua. lascio il punto aperto.

vannij

Massimo Manuel ha detto...

Finalmente l'ho visto. Bellissimo, ho raggiunto le tue stesse conclusioni. La scena dell'incidente d'auto ed il finale sono due momenti altissimi di cinema come non se ne vedevano da anni. Credo che questo film apra nuovi significati al concetto di "finale aperto".

gparker ha detto...

addirittura rivedere il significato di Finale Aperto mi sembra esagerato.
Bisogna vedere come andrà al botteghino e cosa questo significhi.

Massimo Manuel ha detto...

Al botteghino andrà maluccio, vedrai.
Però sul finale aperto potrebbe davvero apportare uno scossone... cioè, quello non è un finale aperto, è che proprio il film non finisce... sembra che i titoli di coda arrivino sul più bello.
Inoltre vorrei sapere se anche a te è sembrato che la telefonata finale del film rimandasse un po' all'incidente in auto di Bardem in 'Non è un paese per vecchi', portando a considerazioni opposte: lì neanche la fatalità riusciva a fare giustizia, qui invece si accanisce cinicamente.

gparker ha detto...

secondo me è il finale aperto classico e che qui interrompa un climax mentre in altre parti sembri interrompere solo un ad libitum poco importa, la questione fondamentale è che non sai ciò che accadrà, la storia non si chiude perchè non è importante che si chiuda. E questo è importante.

Si la telefonata contribuisce a creare il senso di indeterminatezza e credo che sia semplicemente un espediente a cui i Coen ricorrono con frequenza (anche se per farci cose diverse) perchè vedono che funziona.