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21.6.07

Vivere Un Sogno (Goal 2: Living The Dream, 2007)
Jaume Collet-Serra


Gira la leggenda che il calcio sia infilmabile, che non sia cioè possibile fare un film in cui il calcio è l'elemento fondamentale. Con l'autorevole eccezione di Fuga Per La Vittoria (che comunque è un film di calcio sui generis) infatti mai si è riusciti a fare qualcosa di convincente che ruotasse attorno al calcio giocato ai massimi livelli.
Molte le difficoltà di ordine pratico (dal riempire uno stadio, al riunire diversi campioni e farli interagire, dal mobilitare gli sponsor ad ottenere i diritti per sfruttare immagini e marchi di squadre diverse) e molte anche quelle di ordine cinematografico (una partita di calcio è oggettivamente difficile da coreografare).
A tutto questo ha tentato di porre soluzione la trilogia Goal, di cui Vivere Un Sogno costituisce il secondo capitolo. La soluzione della produzione inglese è fondere riprese (non televisive ma girate da troupe ad hoc) di partite vere con immagini girate separatamente degli attori, in modo che con un grande lavoro di fotografia e montaggio si riesca a non far notare mai che il personaggio di fantasia che gioca nel Real Madrid di Bekcham, Raul e Zidane in realtà non compare mai inquadrato con loro. E devo ammettere che a tratti il trucco riesce, anche se spesso c'è un uso veramente terribile degli effetti speciali che addirittura aumentano l'effetto di un tiro sul pallone, come fossimo in Holly e Benji.
A parte questo è comunque vero che le sequenze del film che si svolgono sul campo sono molte e a tratti ben fatte, ma non solo tecnicamente, anche e soprattutto dal punto di vista del racconto calcistico. Mentre infatti tutta la parte fuori dal campo (le crisi con la fidanzata, la crisi con il procuratore, i soldi e le donne e una improbabile famiglia che ritorna) è veramente ridicola, le dinamiche calcistiche convincono davvero.
La partita sotto la neve (dura e a tratti incomprensibile), la figura di Rutger Hauer (che funziona anche se un minimo di più si poteva impegnare) e infine il momento in cui la punta che non segna da troppo si sblocca sono momenti di calcio veri. Peccato non ci sia stata la volontà di puntare unicamente sul calcio e farne la trama, mostrare le dinamiche da spogliatoio le difficoltà della vita a contatto continuo con lo sport e le occasioni di crisi e rinascita che questo offre.

Esilarante l'eccessivo product placement e le comparsate dei calciatori reali che per lo più si sono limitati a concedere i diritti per l'uso di riprese dal vero e solo verso la fine hanno "recitato" senza pronunciare una parola ma almeno essendo presenti nelle medesime inquadrature con il protagonista.
Ridicola oltre ogni dire l'importanza data a David Beckham (presente anche nella locandina con gli attori benchè non abbia alcun ruolo nella trama) continuamente inquadrato durante le partite di calcio per ogni fesseria e nominato o indicato in ogni quando. Addirittura il momento topico del film (il gol all'ultimo minuto che fa vincere tutto) è affidato a lui e non al protagonista (che segna il gol del pareggio).
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