19.5.06

Volver (id., 2005)
di Pedro Almodòvar

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Una richiesta gentile della Warner chiedeva di non parlare del film prima delle 12 di oggi. Così ho atteso quanto era giusto per adempiere ad una semplice richiesta per dire che Volver è bellissimo. Ormai in molti lo hanno già detto, ma lo ripeto volentieri.

Curato, intrigante, complesso, fatto di mille livelli, passionale come pochi e tecnico da morire, è il cinema di serie A ancora una volta. Ad oggi pochi narrano con la fluida naturalezza di Almodòvar, con la sua abilità, la maestria e l'incredibile complessità di intenti e di livelli. Quello che in pochi hanno sottolineato invece è che non ci si trova di fronte al ritorno alla commedia di Almodòvar (anche se è stato lui stesso a dirlo). Benchè si rida un po' più del solito il film è condotto generalmente più sullo stile di Il Fiore Del Mio Segreto.
Forse anche per questo il film dà il meglio di sè negli ambiti tipici del regista: nella messa in scena molto colorata, nell'indagine sull'universo femminile, negli eventi che tendono a ripetersi, nelle situazioni simili, nei personaggi che si somigliano o negli intrecci al limite dell'improbabile. E' il cinema di pura finzione che mantiene un legame forte con la realtà, quello che parte da fatti di cronaca, li mischia alla vita personale dell'autore e aggiunge invenzioni funzionali alle diverse intenzioni.

Nonostante ciò e forse proprio per la vicinanza a tanti suoi film del passato è ancora più evidente come Volver sia un film nella media del cinema di Almodovar e non una sua punta. E' improbabile che possa puntare alla palma d'oro (certo poi tocca vedere come sono gli altri in gara) o meglio, negli anni passati hanno vinto film migliori, sebbene, pur con una trama complessa, avvincente e intricata (sporcata anche un po' di un noir grottesco), riesca a far rimanere nella testa dello spettatore unicamente i personaggi.
Nondimeno rimane imperdibile.

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