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Crossing Over (id., 2009)
di Wayne Kramer
| gparker | 24.6.09 - 11:35 PM |
Letteralmente il titolo significa “Oltrepassare” intendendo un incrocio, una staccionata, una barriera o, come nel caso del film, un confine. Anzi IL confine per antonomasia per gli americani ovvero il loro. Sia che si tratti della linea che demarca l’inizio del Messico e la fine degli Stati Uniti, sia che si tratti delle possibilità di ottenere la green card e diventare cittadino statunitense.
Il film di Wayne Kramer adotta una struttura ad episodi intrecciati (non atemporale e da decodificare come quelle di Arriaga ma coerente e procedente per analogie come quelle di Soderbergh o Paul Haggis) per affrontare diverse facce di un medesimo problema. Non solo l’entrata e la permanenza negli Stati Uniti ma come tutto ciò sia cambiato negli anni e come oggi il “diventare americano”, una volta considerato passo fondamentale per la grandezza di quel paese, sia infinitamente più vorticoso, problematico e foriero di contraddizioni.
Se infatti la musulmana che per colpa di un tema scolastico apparentemente a favore della Jihad (quando invece si afferma solo di capirne le ragioni) avrà un certo trattamento, altra sorte il film la riserva al ragazzo ebreo che tenta di ottenere il diritto a rimanere in America fingendosi un capo spirituale senza aver mai professato la propria religione. Ma ancora ci sono messicani (immancabili) che sfruttati dall’economia americana ma poi ributtati a calci al di là del confine dalla polizia, coreani integrati al punto da entrare nelle gang criminali e agenti dell’anti immigrazione che nascondono proprio nella loro famiglia crimini che rispondono a regole e dettami di una società che non è quella americana.
Non è dunque nella morale molto stelle e strisce del film (espressa apertamente in una concitata scena di sparatoria) il senso ultimo che Kramer vuole dare al suo film, quanto nel modo in cui le storie sono organizzate e mostrate e nel pathos profuso di volta in volta.
Pur non brillando da nessun punto di vista infatti Crossing Over è senza dubbio ben diretto e concepito per parlare non tanto a parole ma con i fatti. Con le espulsioni e le green card concesse, con i ricchi che rimangono e i poveri che vengono cacciati, con certe etnie e certe tipologie umane che hanno vie più facili (e non sempre legali) e altri che subiscono pene al posto loro.
IL FILM CORALE OGGI
Il film di Wayne Kramer adotta una struttura ad episodi intrecciati (non atemporale e da decodificare come quelle di Arriaga ma coerente e procedente per analogie come quelle di Soderbergh o Paul Haggis) per affrontare diverse facce di un medesimo problema. Non solo l’entrata e la permanenza negli Stati Uniti ma come tutto ciò sia cambiato negli anni e come oggi il “diventare americano”, una volta considerato passo fondamentale per la grandezza di quel paese, sia infinitamente più vorticoso, problematico e foriero di contraddizioni.
Se infatti la musulmana che per colpa di un tema scolastico apparentemente a favore della Jihad (quando invece si afferma solo di capirne le ragioni) avrà un certo trattamento, altra sorte il film la riserva al ragazzo ebreo che tenta di ottenere il diritto a rimanere in America fingendosi un capo spirituale senza aver mai professato la propria religione. Ma ancora ci sono messicani (immancabili) che sfruttati dall’economia americana ma poi ributtati a calci al di là del confine dalla polizia, coreani integrati al punto da entrare nelle gang criminali e agenti dell’anti immigrazione che nascondono proprio nella loro famiglia crimini che rispondono a regole e dettami di una società che non è quella americana.
Non è dunque nella morale molto stelle e strisce del film (espressa apertamente in una concitata scena di sparatoria) il senso ultimo che Kramer vuole dare al suo film, quanto nel modo in cui le storie sono organizzate e mostrate e nel pathos profuso di volta in volta.
Pur non brillando da nessun punto di vista infatti Crossing Over è senza dubbio ben diretto e concepito per parlare non tanto a parole ma con i fatti. Con le espulsioni e le green card concesse, con i ricchi che rimangono e i poveri che vengono cacciati, con certe etnie e certe tipologie umane che hanno vie più facili (e non sempre legali) e altri che subiscono pene al posto loro.
IL FILM CORALE OGGI

Etichette: ashley judd, cinema, harrison ford, jim sturgess, ray liotta, wayne kramer
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2 Commenti:
hi hi hi
hai detto "subiscono PENE"!
2:39 PM
Questo quasi quasi vado a vedermelo, sperando di non rompermi i coglioni con le solite morali retoriche e buoniste.
Ale55andra
4:42 PM
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