1.12.11

Il Gatto Con Gli Stivali (Puss In Boots, 2011)
di Chris Miller

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Se c'era una componente della saga di Shrek venuta velocemente a noia era il continuo ed insistito citazionismo. Per sua natura le avventure di Shrek si reggono su un equilibrio derivativo, inglobando personaggi dalle favole e rielaborandoli in chiave moderna e pop, levato questo gli mancherebbe il suo specifico, tanto che l'ultimo episodio (il quarto), che premeva poco sul favolismo parodico, era decisamente il più fiacco. Il problema è che anche quando il citazionismo è sfruttato, questo stanca in fretta, ripetendo la medesima modalità comica con poche possibili variazioni. Insomma quello di Shrek è un meccanismo vincente ma dal respiro corto.

Per questi motivi lo spin-off di Il gatto con gli stivali (nonostante sia diretto dal medesimo regista del terzo film di Shrek) appare come un'ottima strada per sfruttare la notorietà e il successo della saga, senza rimanere intrappolati nelle solite dinamiche.
Con pochi personaggi del mondo delle favole (Jack & Jill, praticamente ignoti da noi, e Humpty Dumpty oltre al fagiolo magico), pochissimi riferimenti all'attualità o canzoni rock, questo nuovo film batte tutto un altro percorso, per certi versi più canonico, utilizzando situazioni e protagonisti delle favole come se non appartenessero ad esse, come fossero personaggi appena creati.

In più le avventure del Gatto con gli stivali sono avventure latine, che guardano certamente più a Zorro e quel tipo di cavalleria o eroismo, rispetto all'avventura classica da animazione americana, in questo sfruttando a pieno le diversità, il fascino e l'esotismo del personaggio protagonista, per separarsi dalla serie madre (che invece trasforma il paese delle favole in un luogo dalle caratteristiche statunitensi).
Con ottimo ritmo (nonostante qualche lungaggine di trama) e molte idee comiche interessanti, Il gatto con gli stivali, riesce ad asciugare il linguaggio e la fluidità dei meccanismi ormai arrugginiti di Shrek, riportando una ventata di semplicità e individualismo in quella che rischiava di essere una serie schiacciata da una coralità coatta. Tanto che addirittura anche Banderas sembra quello dei tempi migliori: felice, appassionato e pieno di voglia di fare.

4 commenti:

Pietro Bianchi ha detto...

Non ti sembra che i cartoni americani ultimamente si stiano spostando dall'umorismo verso l'azione? Prima Cars 2 ed adesso questo...

gparker ha detto...

Devo dire che io questa cosa dell'animazione un po' l'o sempre pensata, cioè che alla fine sia una versione alleggerita dell'action movie, ne ha tantissime componenti secondo me e quasi sempre.
Certo ogni tanto (specie i giapponesi) sconfina nel melodramma o nella commedia pura ma se guardiamo a quella americana anche classica, non è troppo differente dagli action movie dei medesimi anni. Al netto della violenza e della disperazione chiaramente.

Pietro Bianchi ha detto...

Non sono d'accordo con te. Per me i film d'animazione hanno, tranne eccezioni, sempre dato verso la commedia (gli americani Disney addirittura verso il musical). Quella di privilegiare la parte action mi sembra una tendenza venuta su dalla Pixar, sopratutto per cercare di accontentare un pubblico giovane, non rivolgendosi solo a quello delle famiglie.

gparker ha detto...

E' vero che virano sulla commedia e che hanno canzoni, ma anche nei Disney più classici, se vai a vedere la quantità, la qualità e il peso che hanno le scene d'azione è pari se non superiore ai film d'azione della medesima epoca