16.1.07

Cuori (Coeurs, 2006)
di Alain Resnais

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Già in occasione del post su Le Rose Del Deserto si era fatto un discorso sulla tendenza di molti autori arrivati ad una certa età di disinteressarsi totalmente di alcuni elementi della messa in scena per concentrarsi su altri, su quelli che da sempre più li interessano e per i quali sentono di dover fare il film.
Cuori non raggiunge certo le punte di trasandatezza e noncuranza di Le Rose Del Deserto ma in molti punti si disinteressa di una messa in scena accurata e, soprattutto nella prima parte, non cerca in alcun modo di avvincere.
L'interesse però cresce con l'incedere del film e le storie dei 6 protagonisti, unite da legami labili, da interazioni episodiche e da una rete di conoscenze occasionali o meno, prendono il volo per mostrare un universo di solitudine interconnessa, di persone sole nonostante si conoscano e soprattutto che non riescono a colmare vicendevolmente le loro lacune.
Stilisticamente il film è girato per brevi segmenti alternando quasi matematicamente la presenza dei personaggi, ogni segmento è separato dagli altri da un piccola nevicata.
Ecco forse l'idea più bella è proprio questa di questo sfondo (che poi sfondo non è) di una Parigi dove nevica di continuo, e i momenti migliori del film sono quelli in cui Resnais rinuncia al realismo quasi teatrale su cui sembra aver impostato il film per una messa in scena più fantasiosa e irreale. In quei momenti veramente sembra riuscire a cogliere l'essenza della storia narrata e il perchè delle azioni dei suoi personaggi.

6 commenti:

deliriocinefilo ha detto...

eppure questo film è una metafora nella metafora, le divisorie ovunque...la solitudine e precarietà dei fiocchi di neve...grande sensibilità di resnais. Ad avercene.

gparker ha detto...

Eppure a me non ha fatto impazzire...

deliriocinefilo ha detto...

neanche a me se per quello...

UnoDiPassaggio ha detto...

In "Cuori" Resnais si disinteressa di una messa in scena accurata? Rimango basito. Per me è una regia incredibilmente complessa con soluzioni visive ardite (tutto l'incipit con la macchina da presa che a un certo punto fa un movimento pazzesco per inquadrare l'anomalia del tetto, insinuando già il dubbio dell'inquietudine e della separazione, è ad esempio bellissimo, ed è solo l'inizio). Poi che ti piaccia o meno è un altro paio di maniche.

gparker ha detto...

Come ho detto si disinteresse di alcuni elementi per concentrarsi su altri. Sicuramente ci sono due tre momenti molto curati. Anche il finale con le luci ad occhio di bue è molto bello e curato o il dialogo dove ad un certo punto entra la neve. Ma per il resto ci sono molte altre trascuratezze.
I set delle case che devono visitare, alcune sequenze come i ridicolissimi filmati porno o la seduzione del malato.
Insomma mi è sembrato che a prescindere da quello che Resnais abbia voluto indivduare come il cuore (scusa il gioco di parole) del film, il resto sia stato fatto in velocità, a tirar via e con un voluto minor interesse.

UnoDiPassaggio ha detto...

I set delle case sono finzioni esibite, il filmato porno e la seduzione del malato DEVONO essere ridicoli. Resnais esibisce lo scheletro di una struttura narrativa (il vaudeville con annesse volgarità) per mostrarne il dolore costitutivo. Io l'ho trovato di una profondità stilistica rara. Ma mi sa che i nostri punti di vista sono inconciliabili. Alla fine è il cuore che decide. Appunto. ^^
UDP