20.9.07

Piano, Solo (2007)
di Riccardo Milani

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Un altro biopic. All'italiana.
La storia di Luca Flores, talento del jazz già narrato in un libro romanzato scritto da Walter Veltroni e dal quale proviene questo film di Riccardo Milani.
Kim Rossi Stuart suona un po' di jazz, si sente qualche cosa di Chet Baker e di Bud Powell, Sandro Petraglia sceneggia con il suo solito naturalismo e il resto sono derive di follia mostrate con il soggetto che urla prememendo i palmi della mani contro le orecchie, che guarda nel vuoto o che dice amenità.
Ancora una volta non c' è spiegazione e non c'è passione. Perchè Luca Flores era così bravo, così tanto da meritarsi un film? Era un talento soffocato dalla malattia? Come l'ha dimostrato? La musica non è immediata, quanta parte del pubblico non coglie la differenza tra i brani suonati da Flores (che poi molti nel film non sono le versioni di Flores) e quelli suonati in un piano bar qualsiasi?
Dov'è la passione per la musica? Le uniche cose che si vedono sono ossessioni compulsive verso il pianoforte. Perchè insistere così tanto nella sua storia d'amore finita male nella maniera più banale (lei lo desidera, lui se la fa andare bene, lui si innamora, lei fa uno slancio, lui si ritrae, poi ci ripensa, ma è troppo tardi lei lo lascia, lui finisce sotto un treno e lei ormai non lo ama più e non lo amerà mai più).
Io i biopic non li capisco prorpio....

2 commenti:

dario ha detto...

Già, terribili. Visto poi "Io sono qui"?

gparker ha detto...

Non ci si crede ma non riesco ad andarci...
Finirà che me lo perdo tu guarda....