11.2.12

Molto forte, incredibilmente vicino (Extremely loud & incredibly close, 2011)
di Stephen Daldry

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FUORI CONCORSO
BERLINALE 2012

Come tutti sanno ormai Molto forte, incredibilmente vicino è un film sull'11 settembre, sull'elaborazione da parte di un bambino del lutto dato dalla morte del padre in quella giornata. Lo si scopre subito, quando si vede Tom Hanks nella prima scena del film che vola giù (ipoteticamente) da una delle torri.

Adattato dall'omonimo romanzo, anche il film propone una galleria di personaggio di indubbio e sicuro fascino, intenti ad un'impresa tra lo stralunato e il sentimentale (quanti danni il Sundance...), con il piccolo obiettivo di dare un senso ad una perdita. Un bambino che sfiora l'autismo (ma sufficientemente sano per essere solo curioso, intelligente e irrimediabilmente tenero nella sua goffaggine con le dinamiche affettive), una mamma apprensiva e un nonno che non può parlare ma comunica attraverso bigliettini, interpretato non senza guasconeria (che parola eh!?) dall'immenso Max von Sydow. Si ride e si piange, in un viaggio intorno a Manhattan tra la brava gente newyorchese.
Degli eventi tragici in questione non si parla mai direttamente, si mostra poco e non li si affronta, non è un film che fa la storia dell'11 settembre ma un film che fa un racconto sentimentale di quegli eventi, un racconto parallelo e dagli intenti diversi, non informare ma coinvolgere. La piccola avventura personale di un bambino che perde un genitore e deve venire a patti con l'idea. Mostrare 1 per immaginare 100.

Non c'è nulla di più bieco, abietto e truffaldino che proporre una storia dalla commozione matematica (solo i personaggi in questione, una volta portati a regime e messi a sincero confronto vicendevole scatenano il pianto), totalmente indipendente dall'evento in sè (fosse stato ambientato in un'altra contingenza storica o anche in nessuna contingenza storica funzionava e commuoveva allo stesso modo), finalizzata ad associare nella percezione dello spettatore quell'evento con questa commozione. Anche se non hanno legami.
Se al cinema raccontiamo storie piccole per suggerire grandi cose, se abbiniamo piccoli eventi a manifestazioni più grandi per analizzarle meglio, allora devono essere davvero correlate, la metafora o l'allegoria non devono essere tali a parole o a posteriori. Non si può barare in questa maniera proponendo una macchina delle lacrime accostata a quello che fa comodo. Questa si chiama demagogia cinematografica.

7 commenti:

Anonimo ha detto...

Ahhhhh! Finalmente un pezzo che viene incontro ai miei biechi pregiudizi maturati guardando solo la locandina! Ero quasi sicura che si trattasse di demagogia pura!

Flavia.

gparker ha detto...

e non sbagli

Anonimo ha detto...

Ma le interpretazioni sono ugualmente irritanti o almeno si salvano? Perché è quel tipo di film che andrei a vedere in quanto ne parlano tutti, ma se esco pure ammorbata dagli occhi lucidi e dagli intensi silenzi me lo risparmio.

Flavia.

Babol ha detto...

Detesto Tom Hanks e la Bullock e ho capito già dal trailer che questo film mi farà piangere fino a soffocare in sala.

Quindi mi sa che eviterò, perché questo è approfittarsi degli spettatori ç_ç

Lui ha detto...

Guarda io mi sono letto il libro ed è un libro geniale per l'uso che fa della scrittura (stampata) come parte integrale del racconto.
Leviamo questo ed è un racconto "carino", di sicuro una macchina per lacrime, se poi mi racconti che questo sembra l'unico scopo di questo film, beh, ok.
Lascio i Kleenex a casa e opto per una pizza.

gparker ha detto...

Hai centrato il punto.
Passa alla sala accanto che entri in tempo per lo stupro di Uomini che odiano le donne!

Lui ha detto...

Uomini che odiano le donne, la mia storia in pratica, meno violenta e più .... sottomessa (io).