20.10.06

Renaissance (id., 2006)
di Christian Volckman

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EXTRA
FESTA DEL CINEMA DI ROMA 2006

Visivamente è impressionante. Veramente impressionante. Bello, moderno eppur classico, delirante, colmo di riferimenti all'arte classica e contemporanea e innovativo. Un cartone animato in 3D che sembra in 2D a causa della scelta (azzeccatissima) monocromatica. Un film interamente solarizzato che rivela la sua essenza tridimensionale solo in determinati momenti (solitamente quelli in cui l'animazione tridimensionale riesce peggio) ma che per il resto sfrutta la tecnica del motion capture per dare vita ad una pellicola animata che è ripresa come un film.
Una tecnica che messa accanto a quella di A Scanner Darkly rivela come questo momento di sperimentazione non facile (i due film in questione hanno richiesto tempi di lavorazione e sforzi produttivi che difficilemente si possono ripetere) delle nuove tecniche digitali stia finalmente dando i frutti. Si affacciano prodotti nuovi che ibridano diversi linguaggi (animati e filmici) per crearne di nuovi, un'animazione che mutando nella tecnica muta nei contenuti (decisamente più adulti non solo nelle tematiche ma anche nella forma).

Peccato che Renaissance faccia schifo. Al di là di tutto questo splendore formale e innovazione tecnica Renaissance ha una trama ridicola ed è narrato malissimo. Noioso già dalla seconda sequenza (la liberazione del bambino), il flim si dibatte come un pesce nella rete per distendere la trama che come in molti film di fantascienza è un misto di thriller e spionaggio.
Come se non bastasse Renaissance è colmo di scene prese da altri film, non citazioni proprio saccheggio. Volckman ha un intuito artistico non indifferente, ma non è un regista e si vede, il suo film fa acqua da tutte le parti benchè imiti in ogni momento i suoi referenti americani (questi francesi che hanno venduto l'anima all'America...) senza aver capito le motivazioni di quelle determinate scelte stilitiche o soluzioni visive.

Ciò che imane dunque è l'innovatività e le meravigliose vedute di una Parigi futuristica stupenda, a metà tra futuro e passato, tra disperazione e luce.

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