6.12.05

L'Arco (Hwal, 2005)
di Kim Ki-Duk

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Poesia, rarefazione, quasi totale assenza di dialoghi e molto simbolismo. Un film di Kim Ki-Duk. E non è facile fare un film così, solo che una volta abituatisi allo stile e soprattutto una volta visto Ferro 3, si pretende e non basta più che il regista riesca a fare un film quasi senza dialoghi puntando smaccatamente sulle allusioni poetiche.
L'Arco non è male, ha una struttura che si basa sulla ripetizione, almeno per la prima parte. Il vecchio prende dei pescatori, questi si mettono a pescare sulla barca, fanno i cretini con la ragazza, lui gli tira una freccia, poi si fanno prevedere il futuro, si incazzano lui li caccia e la notte dopo aver fatto il bagno alla ragazza le prende la mano. Questo si ripete 3 o 4 volte, ma lo ripeto senza noia, fino all'arrivo del ragazzo che cambia la prospettiva di vita alla giovane prigioniera.
Un personaggio ambiguo il vecchio sul quale il regista non da valutazioni, al massimo un po' di pietà, come in fondo mi sembra più giusto.
La forza del film, e questo non è difficile da intuire, è la musica, bellissima. La trovata dell'arma trasformata in strumento è bella (peccato però che nè il vecchio nè la ragazza abbiano mai suonato uno strumento nella loro vita e che questo si veda quando fingono di suonare l'arco), in special modo è bello il suono che quello strumento dovrebbe fare. La presenza ossessiva della musica poi dà una mano in alcuni punti a Ki-Duk trasformando alcune sequenze senza dialoghi in dei videoclip (ma senza motaggio serrato).

Alla fine entro, mi vedo queste metafore poetiche, che sono convincenti, un po' di immagini veramente belle, a tratti anche un po' di emozioni di quelle base proprio, e dopo un'ora e mezza sono fuori. Ma che voglio di più? Mi sembra quasi una dimensione cinematografica industriale anni '30, quella che non mi interessa che fanno vado al cinema, quel che c'è c'è. E a me piace, mi sembra la vera anima del cinema, l'intrattenimento per l'intrattenimento.





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