27.12.11

Mission: Impossible 4 (id., 2011)
di Brad Bird

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C'è un filo molto poco sottile che lega il cinema d'azione ai cartoni animati (almeno quelli statunitensi). Entrambi i generi si fondano sulla velocità d'esecuzione, sul "disegno" di corpi che sullo schermo fanno cose al contempo plastiche, interessanti e coinvolgenti, in un'orchestrazione molto ritmata e ben coordinata con la colonna sonora.
La differenza è che il miglior cinema d'azione è quello "pesante", fatto di stuntman, corpi reali, impatti potenti e di una carnalità quasi tangibile, mentre il miglior cinema d'animazione è quello "leggero" che sembra volare, in cui tutto è intangibile e la metafora è tanto distante dal suo oggetto d'interesse quanto efficace.

Ora Brad Bird, che è il vero artefice del modo in cui intendiamo l'animazione negli ultimi 20 anni (è stato prima uno dei maestri più raffinati alla corte di Matt Groening per I Simpson e poi un membro onorario aggiunto della Pixar), realizza il primo film pesante girato come fosse leggero. Per un Tom Cruise che scala sul serio il palazzo più alto del mondo, (quasi) si tuffa sul serio da un cavo in una finestra aperta a migliaia di metri d'altezza o un Josh Holloway nella sequenza d'apertura, ci sono moltissimi momenti di una leggerezza degna della grande animazione ma sporcata di quella "gravitas" richiesta al cinema d'avventura.

Mission: Impossible 4 funziona come pochi altri film d'azione avevano funzionato negli ultimi anni grazie ad una serie di espedienti che Bird importa dall'animazione e che donano al film una gradevolezza inedita. Gli ambienti disegnati con minuzia e sfruttati a lungo, le trovate visive impiegate a fondo (non solo l'inseguimento nella tempesta di sabbia o il doppio confronto nelle camere d'hotel ma anche il finale nel parcheggio che sembra venire dritto dritto dal finale di Monsters & Co.) e anche quel tocco di leggerezza che è uno dei principali insegnamenti dei cartoni, messo a frutto senza necessariamente sconfinare nella macchietta (incredibile come la gag della tecnologia che non funziona sia usata di volta in volta in chiave drammatica, sdrammatizzante o di aumento della tensione).
Non c'è bisogno di scomodare l'Ivan il terribile di Eisenstein, ispirato a Disney, tanto è evidente che Bird manipola la materia cinematografica sapendo tradurre con una sapienza degna di miglior causa ciò che di buono ha da insegnare la sua arte al cinema dal vero.

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