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6.3.09

Gran Torino (id., 2009)
di Clint Eastwood

POSTATO SU
E’ l’ultimo. L’ultimo di Clint da attore, non reciterà più e si congeda con un ruolo che più tipico non ci può essere. Una carriera esplosa con un fucile in mano e finita con un fucile in mano, simbolo di quell’America che ha rappresentato anche come sindaco repubblicano.

Gran Torino è un film di Eastwood al 100% (e quale non lo è??) in linea con quelli dell’ultimo periodo, il migliore. Cinema purissimo per il quale la critica va sempre matta e il pubblico solo a tratti. Un racconto senza nessun fronzolo, che sa prendersi con ironia ma anche andare a fondo senza risparmiare momenti duri, che sa commuovere e che soprattutto fa tutte quelle cose che indichiamo come l’ideale del cinema. Emoziona, ritrae un contesto sociale, una serie di personaggi complessi e pone delle domande invece che dare delle risposte. Tutto senza sottolineare la propria presenza di regista ma attraverso il racconto di una storia lineare e dotata di un intreccio forte, di una trama appassionante.

Più simile al solco di Gli Spietati e Million Dollar Baby, altri film dove Eastwood si pone come protagonista della pellicola, Gran Torino propone la classica dinamica eastwoodiana degli esclusi, gli outsider della società per un motivo o per l’altro, dotati di una famiglia odiosa e anaffettiva a cui rimangono lavoro e ricordi.
La trama di Gran Torino unisce un vecchio scorbutico, incattivito dalla vita che odia tutti perchè non si adeguano ai suoi valori e un ragazzo emarginato perchè dotato di una sensibilità diversa dagli altri, le famiglie immigrate e le vecchia America (anch’essa immigrata ma di un’altra generazione). Un film dove per tutti c’è un epiteto che si riferisce alla propria razza o etnia.

E sempre in linea con quanto fatto ultimamente da Eastwood c’è il rapporto problematico con la religione, riparo, scusante, ipocrisia ma in un certo senso anche salvezza personale dalle paure che perseguitano ognuno nella notte.
Se gli si vuol trovare dei difetti tuttavia io li cercherei nel modo molto sbrigativo con cui risolve i contrasti tra uomini, i voltafaccia un po’ improvvisati e poco metabolizzati e l’insistita metafora cristologica finale.
Perchè su tutto come sempre trionfano gli uomini e l’individualismo americano disincantato, il cowboy solitario, armato (ma anche disarmato) che risolve i problemi che lui stesso ha creato come in Gli Spietati. Non è di certo un film ottimista, non raggiunge la cristallina perfezione di Million Dollar Baby ma riconcilia davvero con il cinema.
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