4.12.05

L'Inquilino Del Terzo Piano (The Tenant, 1976)
di Roman Polanski

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11 anni dopo Rosemary's Baby e 8 dopo Repulsion è come se Polanski li avesse presi e fusi insieme, dandno origina a qualcosa di ancora diverso, ancora personale, ancora nuovo.
Comincia come un film grottesco L'Inquilino Del Terzo Piano (ma chi ha tradotto il titolo in italiano come faceva a sapere che l'appartamento in cui abita è al terzo piano, che nel film non è menzionato??), disegnando uno scenario paradossale in cui il protagonista (Polanski stesso, chissà poi perchè...) si muove a disagio ma con abilità, come se ci fosse abituato. Poi passa a descrivere l'orrenda umanità che abita il condominio, con la cattiveria e l'inquietudine di Rosemary's Baby, allo stesso modo descrive gli spazi, riuscendo a rendere perfettamente le dimensioni (non era un vero palazzo ma un set costruito). Ma quando il film accellera, il protagonista comincia ad impazzire (anche se non interamente a causa dei condomini) la spirale diventa sempre più grande ed entrano in scena le dinamiche di Repulsion (ma anche il sogno di Rosemary).
E' incredibile come Polanski riesca a rendere l'idea dell'allucinazione, dare un'idea di confusione con molto ordine. Per me L'Inquilino Del Terzo Piano non parla di angosce o dell'orrore che si cela sotto la patina della normalità (neanche gli amici di Polanski o lui stesso sono il massimo della normalità), per me parla di cinema.





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