5.9.10

Passione (id., 2010)
di John Turturro

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FUORI CONCORSO
MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA 2010

Buena Vista Social Club ha figliato, e molto, e contro ogni consuetudine ha figliato bene. I molti documentari sulla musica dimenticata, le tradizioni da riscoprire e i talenti mai emersi che sono usciti in questi anni sono quasi sempre state opere valevoli (musicalmente e cinematograficamente) ma questo viaggio di Turturro nella musica napoletana è forse una delle più inconsuete.

Sgomberando subito il campo da dubbi preciso che l'attore e regista americano mostra di aver compreso appieno il senso, la complessità e le radici del fare e fruire di musica a Napoli. Lo spiega e mostra di aver interiorizzato quel modo di approcciare le cose, il che di per sè sarebbe già sufficiente a fare un ottimo film.
In più Turturro realizza anche un documentario interessante, nel quale tenta di ricostruire l'impressione di generica improvvisazione in mezzo alla strada che larga parte della musica napoletana di cui parla ha. Mostra l'asta del microfono, fa sentire la sua voce che fa domande in italiano, centellina le sue apparizioni dividendole in volute (lui che racconta guardando in camera) e "casuali" (lui preso dagli eventi che accadono davanti alla camera che sconfina ed entra in campo). Si inserisce anche come attore in un segmento totalmente demenziale con Fiorello che canta "Quanto si bell a cavall'e stu cammel".

Passione non è un documentario per americani o italoamericani ma qualcosa fruibile anche da italiani (non so dai napoletani), fondato sui volti come del resto gran parte del nostro cinema. Volti dei cantanti (ripresi spesso da molto vicino) e volti delle persone per strada sempre riprese senza avvertire e senza bloccare le vie o le piazze (tanto che stanno tutti fermi a guardare ciò che succede).
Il film infine è anche capace di alcuni momenti musicali realmente alti, anche se qui intervengono molto i gusti personali (amo poco le rielaborazioni moderne mentre un pezzo con chitarra e voce in chiesa e un mashup fatto live con Peppe Barra mi hanno fatto morire), cercando non tanto la tradizione e le voci del passato (poco il materiale di archivio) quanto la modernità, i cantanti e musicisti nella fascia dei trent'anni, cioè cosa si faccia, si canti e si suoni oggi a Napoli, professionalmente ma anche no, anche nelle bancarelle.

1 commenti:

Noodles ha detto...

Mesi fa ho ammirato Turturro a Teatro, con le sue rielaborazioni delle fiabe di Calvino e Basile. La prova fu riuscitissima. Da napoletano sono curioso di vederlo in questa nuova prova con la canzone nostrana... Devo dire che di fronte alla bravura, al rispetto e allo scrupolo di Turturro vengono meno anche i timori... da stereotipo americano che ascolta la canzone napoletana.