19.7.10

The Losers (id., 2010)
di Sylvain White

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POSTATO SU
Praticamente l'A-Team. Non la serie ma il film. Sebbene storia e personaggi abbiano un'origine indipendente da quella del noto gruppo da telefilm (tutto viene dai fumetti della divisione Vertigo della DC), la trasposizione filmica di The Losers ricorda moltissimo quella appena vista dell'A-Team.
Un po' sono i caratteri e le caratteristiche dei protagonisti: una squadra di ex militari che continuano ad agire clandestinamente come un'organizzazione para-militare, ognuno dotato di una specializzazione, in fuga dal governo per riprendersi la propria vita e dimostrare la loro innocenza. Un po' è anche il modo in cui è stato realizzato il film, cioè con un occhio forte alla spettacolarità, trascurando il realismo e concentrandosi sulla funzione estetizzante della violenza e dell'azione. Succedono cose impossibili in The Losers ma impossibili nel senso più "bello" del termine.

Ancora una volta il principale nemico è la CIA, ma rispetto al film basato sul telefilm anni '80 in questo caso siamo su livelli cinematografici molto più soddisfacenti e arditi. The Losers gioca molto meglio con i codici del film d'azione per operare quel tipo di presa in giro da appassionato che con una mano canzona e con l'altra rispetta le regole, dando quindi di continuo un colpo al cerchio e uno alla botte. Propone uno stereotipo da film d'azione e contemporaneamente lo demolisce con l'ironia, pianifica una sequenza d'azione canonica e poi la gira in modo anticonvenzionale...

Parente di Bekmambetov ma con più gusto ed inventiva, Sylvain White riesce a rendere digeribile (e quasi gradito) il continuo uso del ralenti, riuscendo a regalare anche un paio di momenti di autentico furore compositivo (la sequenza dallo straniante commento musicale nel grattacielo e la sparatoria con vetri che cadono nell'hotel) a fronte di immancabili citazioni pretenziose (addirittura un Mucchio Selvaggio spogliato di nichilismo).
Nell'elencare i pregi di questo film da rapido consumo e facile oblio, non si può dimenticare forse il più intrigante, ovvero la costruzione di un villain talmente demenziale ed autoironico che sembra uscito da un film di Edgar Wright, forse il più rivelatore tra tutti gli elementi che puntano al divertimento puro e semplice.

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