9.9.10

Cold Fish (id., 2010)
di Sion Sono

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ORIZZONTI
MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA 2010

Partendo da un fatto di cronaca che ha del sorprendente, Cold fish racconta di un nucleo familiare composto da un uomo, una donna più giovane sposata dopo la morte della precedente compagna e una figlia di primo letto che mal tollera la nuova presenza. I tre, cominciano a frequentare il tenutario di un grande negozio di pesci amazzonici, poichè egli non ha denunciato la figlia, presa a rubare in un supermercato. Con il procedere dell'invadenza dell'uomo sempre di più emerge uno scenario paradossale: morti, cadaveri fatti a pezzi e ascesa sociale folle diventano la regola della loro vita volenti o nolenti, fino ad un finale impensabile anche date le premesse.

Quando si dice di un film che è implausibile poichè esagerato rispetto a ciò che accade nella realtà non si tiene conto di storie come quella da cui è partito Sion Sono, intricate, malate, nere e disperate più di qualsiasi finzione. Su questo strato il regista innesta le proprie considerazioni sul Giappone odierno e la forte spinta al successo di cui è vittima, lo fa esasperando il tono grottesco, premendo l'acceleratore sul comico nei momenti che sembrerebbero meno opportuni e mescolando i toni in maniere che un cineasta occidentale non farebbe mai.

Il risultato è un film che conquista a fasi alterne ma che nel rocambolesco finale riprende per i capelli il senso del racconto, regalando alcune sequenze tra le più spietate, splatter e imprevedibili che un film tratto da un fatto reale abbia probabilmente mai mostrato.

Se l'horror è il genere più morale di tutti Cold fish, che con la paura ha poco a che vedere ma che abbonda di sangue, dimostra saper tenere la schiena dritta allo stesso modo, senza parteggiare per il proprio protagonista (il classico pesce freddo dato in pasto ai coccodrilli) ma anzi condannando la sua ignavia e passività tanto quanto l'arroganza dei più potenti.

1 commenti:

Christian ha detto...

Torbido, malato, disturbante, ma a suo modo l'ho trovato meritevole di visione e a tratti anche affascinante. Davvero bravi gli interpreti, dal multiforme protagonista all'istrionico cattivo, per non parlare della perversa "dark lady" Asuka Kurosawa.