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26.1.10

Baciami Ancora (2010)
di Gabriele Muccino

POSTATO SU
Mentre i detrattori mucciniani affilano le loro lame per le mille stoccate a cui Baciami Ancora presta il fianco (e dalle quali non intendo minimamente difendere il film perchè, se non lo avete capito, non ritengo che il punto non sia lì) qui si gioisce per il ritorno italiano di Gabriele Muccino. Ritorno non solo ad una produzione nazionale ma soprattutto a quel tipo di storie che racconta in Italia.

Tornano dunque le ossessive telefonate ai cellulari, il fiatone, i bagliori lenticolari, il sole che entra dalle mille finestre, i campi di grano in mezzo alla città, le corse con musica francese di sottofondo e via dicendo. Un racconto che stavolta se ha un difetto è di trattare con sufficienza le storie che si svolgono attorno a quella principale, la quale invece vive di momenti straordinari di furiosa empatia al di là di qualsiasi possibile realismo.
Il rapporto con L'Ultimo Bacio è di cuginanza se in quello si peccava (e molto) qui si scontano le pene corrispettive e dunque anche il finale in questo senso segna una risoluzione da chiusura del cerchio e non il reiterarsi della medesima situazione come nel precedente.

Lo stile del racconto, che è la cosa più importante nei film di Muccino, continua ad evolversi nella arrivando ad un nuovo livello di astrazione dal reale nel quale tutti gli elementi della messa in scena (luoghi, luci, parole, meteo, azioni, vestiti, i divani, i colori dei capelli...) valgono più per ciò che rappresentano che per ciò che sono. Come nell'arte illustratoria anche qui il sentimentalismo (la cosa a cui il regista sembra tenere di più di tutte) scaturisce dal concorso di tante parti diverse dell'immagine e del sonoro in grado di dare il proprio apporto. Tra queste si distinguono gli agenti atmosferici, sempre più importanti nei film italiani di Muccino benchè sia una caratteristica tipicamente statunitense.

Ma anche la luce del sole, sempre forte, insistente e direzionata sui corpi degli attori contribuisce a realizzare momenti altissimi. Sono infatti proprio raggi solari (o meglio luci artificiali che sembrano tali) quelli che colmano la pupilla di Vittoria Puccini mettendone in risalto solo l'iride, nella scena in cui i due protagonisti hanno un alterco fondamentale colmo di rabbia e d'amore soppresso in controluce davanti ad alcune porte-finestra scorrevoli.
Di fronte ad idee come questa, come i campi di grano dove padre e figlia vivono i loro sentimenti, come la pioggia nei momenti decisivi o gli appartamenti illuminati con precisi fari anche i dialoghi assumono com'è giusto una veste diversa.

Baciami ancora è un film in cui (come già è capitato in passato) i personaggi pronunciano frasi come: "Scusami se non sono quello che avresti voluto che fossi", in cui parlano non come ci si parlerebbe nella realtà ma come ci si vorrebbe parlare in certi momenti, nel bene e nel male, in linea con quell'idea di far aderire il racconto filmico non alla vita vera ma ad una sua astrazione romantica da romanzo popolare d'alta maestria.

Infine fa ridere come vedendo un film che riprende a 10 anni di distanza dei personaggi non si riesca a non pensare a che evoluzione abbiano avuto in questo lasso di tempo le carriere di quel gruppo di attori che L'Ultimo Bacio sembrava aver lanciato. Allo stesso modo dei personaggi (anche se non secondo una corrispondenza diretta) alcuni sono andati all'estero, alcuni sono caduti in disgrazia, alcuni hanno fatto altro, alcuni sono esplosi in patria e altri non li si è più sentiti.
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