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Ghost Town (id., 2009)
di David Koepp
| gparker | 9.7.09 - 3:22 PM |
A me Ricky Gervais piace. E molto. E devo dire che non sono nemmeno troppo contro le innocue commedie romantiche americane, almeno fino a quando si rendono conto di quello che sono e non vogliono strafare o pontificare sulla morale del vivere civile.
Ghost Town fortunatamente non lo fa, non è la classica commedia a sfondo matrimoniale, nè una di quelle che cerca di delineare le linee guida del corteggiamento (benchè ci vada vicino in molti momenti), dall'altra parte però non riesce nemmeno a fare un uso veramente accorto della comicità devastante di Gervais, che si intravede solo nei momenti all'interno dell'ospedale (immagine centrale). Il film infatti non si concentra troppo sul "ridere", quanto sul coinvolgimento emotivo.
David Koepp è decisamente più a suo agio con le sceneggiature che con la regia, ma è un uomo di cinema nel senso più pieno del termine e così riesce a creare più d'un momento intenso. E' quasi ammirabile la sua ferma volontà di dare vita a qualcosa che sappia essere ancora sentimentale pur all'interno di un genere altamente codificato, colmo di dinamiche che col tempo e l'utilizzo ripetuto sono state svuotate di significato.
Non che succeda nulla di veramente originale in Ghost Town: un uomo vede i fantasmi che popolano New York e aiuta uno di loro ad assicurarsi che la moglie (ancora viva) non finisca con l'uomo sbagliato. Nel farlo, neanche a dirlo, si innamora.
E' interessante però come Koepp descriva il grigiore della vita del protagonista prima che l'amore la invada e con quale approccio delicato metta in scena la consueta dinamica innamoramento reciproco/equivoco che scatena l'allontanamento/ravvedimento finale. C'è un tocco particolarmente delicato e partecipe in come incastra i personaggi negli ambienti (la tristezza della casa e dello studio, la forza delle strade di New York, la novità del museo ecc. ecc.) e anche un passo rallentato che fa respirare bene il film rendendolo, alla fine, davvero godibile.
Ghost Town fortunatamente non lo fa, non è la classica commedia a sfondo matrimoniale, nè una di quelle che cerca di delineare le linee guida del corteggiamento (benchè ci vada vicino in molti momenti), dall'altra parte però non riesce nemmeno a fare un uso veramente accorto della comicità devastante di Gervais, che si intravede solo nei momenti all'interno dell'ospedale (immagine centrale). Il film infatti non si concentra troppo sul "ridere", quanto sul coinvolgimento emotivo.
David Koepp è decisamente più a suo agio con le sceneggiature che con la regia, ma è un uomo di cinema nel senso più pieno del termine e così riesce a creare più d'un momento intenso. E' quasi ammirabile la sua ferma volontà di dare vita a qualcosa che sappia essere ancora sentimentale pur all'interno di un genere altamente codificato, colmo di dinamiche che col tempo e l'utilizzo ripetuto sono state svuotate di significato.
Non che succeda nulla di veramente originale in Ghost Town: un uomo vede i fantasmi che popolano New York e aiuta uno di loro ad assicurarsi che la moglie (ancora viva) non finisca con l'uomo sbagliato. Nel farlo, neanche a dirlo, si innamora.
E' interessante però come Koepp descriva il grigiore della vita del protagonista prima che l'amore la invada e con quale approccio delicato metta in scena la consueta dinamica innamoramento reciproco/equivoco che scatena l'allontanamento/ravvedimento finale. C'è un tocco particolarmente delicato e partecipe in come incastra i personaggi negli ambienti (la tristezza della casa e dello studio, la forza delle strade di New York, la novità del museo ecc. ecc.) e anche un passo rallentato che fa respirare bene il film rendendolo, alla fine, davvero godibile.

Etichette: cinema, david koepp, greg kinnear, ricky gervais, tea leoni
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3 Commenti:
Nice information provide by you.
11:10 AM
Koepp non e uno sceneggiatore famosissimo?
12:20 PM
mission impossible, angeli e demoni, l'ultimo indiana jones, spiderman ecc. ecc.
12:49 PM
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