11.2.11

Senna (id., 2010)
di Asif Kapadia

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POSTATO SU
Senna come Maradona. Figure su cui un documentario riesce facile, figure la cui vita è colma di fatti da raccontare e il cui profilo offre mille spunti per riflessioni, letture e affabulamento. Uomini contro il sistema, calmo e religioso il primo, criminale e autodistruttivo il secondo (eppure il primo è quello che è morto). La vita, le opere, gli umori e la presenza di Ayrton Senna nel mondo dello sport è un'occasione talmente succosa e piena di spunti che non si può non rimanere delusi dal documentario di Asif Kapadia.

Siamo infatti dalle parti della più spinta agiografia. Il film utilizza solo immagini di repertorio, nulla di girato oggi, e fa raccontare gli eventi ad intervistati d'eccezione (cronisti di automobilismo di diverse emittenti e paesi nonchè le persone coinvolte direttamente, sia dalla famiglia di Senna che dal mondo della Formula 1). Il racconto è cronologico e quasi accademico. Tutto ciò che di importante successe tra il 1984 e il 1994 nella vita professionale di Ayrton Senna, con qualche lieve deviazione in quella personale. Una vita che, lo sapevamo già, gode di momenti altamente drammaturgici e che Kapadia cavalca senza mettere mai in dubbio il suo protagonista, cercando in ogni modo la più totale delle santificazioni. Il risultato involontario è di dipingere in certi momenti un uomo talmente snob (nella sua supposta ascesi) e vittimista (nonostante effettivamente vittima di ingiustizie, ma è l'atteggiamento che conta) da essere comprensibilmente inviso a molti colleghi più terra terra.

Senna sportivamente è stato l'incarnazione dell'uomo artefice del proprio destino, un eroe da film di Raoul Walsh, capace di prendere una situazione avversa e di tramutarla in favorevole solamente con l'applicazione della volontà e della propria abilità. Rimonte impensabili, vittorie conquistate contro ogni senso e ogni svantaggio, imprese dolorose e disumane conquistate per sentimentalismo. Nella vittoria o nella sconfitta la vita di Senna suona filmica e Kapadia annacqua tutto, riducendo il pilota brasiliano ad eroe, da che era uomo.
Alain Prost, il grande antagonista, diventa un uomo di potere senza talento (ma ogni anno arrivava a pari punti con il brasiliano, alle volte anche guidando macchine inferiori), la Formula 1 un covo di cospiratori ai danni del religiosissimo Senna e le case automobilistiche fabbriche di disumana elettronica.

Unici momenti di vero documentarismo sono i filmati dei briefing pregara in cui i piloti si riuniscono per discutere norme e regolamenti del circuito che affronteranno. Le reazioni, il maschilismo, la goliardia e i subitanei cambi di tono come le scenate (in primis di Senna) rivelano un mondo di ragazzini miliardari che si comportano come fossero all'asilo: "Qualcuno vi ritiene degli esempi. Sbagliando. Ma è così. Cercate di tenerlo a mente" viene detto ad un certo punto ed è la frase più forte di un film che teoricamente è su un altro argomento.

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