Finalmente sono riuscito a vedere La Marcia Dei Pinguini. A dire il vero poco prima di entrare in sala sono stato assalito dal terrore di vedere una bufala colossale, invece no. Invece è molto molto bello. Chiaramente come è facile immaginare anche senza averlo visto, esteticamente è fantastico, tecnicamente impressionante come del resto la maggior parte dei documentari naturalistici. Si capisce che c'è dietro un'esperienza nel filmare animali incredibile. I colori, il bilanciamento di tutto quel bianco e celeste, le inquadrature ravvicinate dei pinguini e quelle da lontano del branco (o stormo? in fondo sono uccelli...) sono meravigliose.
E' il vero trionfo dell'estetica e dell'immagine. O meglio lo poteva essere. Infatti quello che convince molto meno è la voce narrante. Non che Fiorello non sia adatto, ad essere in questione per me è la scelta di avere un narratore che sia così presente e pressante, ma soprattutto così furbetto. Non poteva che esserci un narratore perchè alcune cose vanno spiegate, lo spettatore medio non distinuge neanche un pinguino maschio da uno femmina, ma da lì a a premere l'acceleratore verso il patetismo, il kitsch ce ne passa. Perchè sottolineare in maniera banale e ripetitiva ogni momento topico? Perchè esagerare nel forzare i dialoghi tra pinguini nei momenti toccanti?
Non sopporto quando si fa la scelta di non affidarsi alla forza delle immagini che poi in questo caso sono potentissime, bastano davvero da sole, senza dover mettere in bocca ai pinguini frasi poetiche o melodrammatiche dichiarazioni d'amore. Specialmente quando ci si trova davanti ad uno degli spettacoli più intenerenti mai visti. Essendoci poca colonna sonora e molti momenti in cui non si sente altro che musica molto bassa poi non sono sicuramente stato l'unico a cui è capitato di sentire in sala i continui "Oooooh!" di tenerezza del pubblico.
Qui si dovrebbe poi inserire il discorso sulla versione originale del film (che non ho visto), doppiata da tre persone diverse ma cmq diversa sia dalla versione americana (con voce narrante di Morgan Freeman) che da quella italiana, queste ultime due infatti pare siano state disconosciute da Luc Jacquet.
Rimane però la fascinazione davanti allo spettacolo della natura (una volta tanto uso questa frase orrenda perchè mi sembra davvero calzi) e davanti alla vita dimmerda che fanno questi pinguini.
E' il vero trionfo dell'estetica e dell'immagine. O meglio lo poteva essere. Infatti quello che convince molto meno è la voce narrante. Non che Fiorello non sia adatto, ad essere in questione per me è la scelta di avere un narratore che sia così presente e pressante, ma soprattutto così furbetto. Non poteva che esserci un narratore perchè alcune cose vanno spiegate, lo spettatore medio non distinuge neanche un pinguino maschio da uno femmina, ma da lì a a premere l'acceleratore verso il patetismo, il kitsch ce ne passa. Perchè sottolineare in maniera banale e ripetitiva ogni momento topico? Perchè esagerare nel forzare i dialoghi tra pinguini nei momenti toccanti?
Non sopporto quando si fa la scelta di non affidarsi alla forza delle immagini che poi in questo caso sono potentissime, bastano davvero da sole, senza dover mettere in bocca ai pinguini frasi poetiche o melodrammatiche dichiarazioni d'amore. Specialmente quando ci si trova davanti ad uno degli spettacoli più intenerenti mai visti. Essendoci poca colonna sonora e molti momenti in cui non si sente altro che musica molto bassa poi non sono sicuramente stato l'unico a cui è capitato di sentire in sala i continui "Oooooh!" di tenerezza del pubblico.
Qui si dovrebbe poi inserire il discorso sulla versione originale del film (che non ho visto), doppiata da tre persone diverse ma cmq diversa sia dalla versione americana (con voce narrante di Morgan Freeman) che da quella italiana, queste ultime due infatti pare siano state disconosciute da Luc Jacquet.
Rimane però la fascinazione davanti allo spettacolo della natura (una volta tanto uso questa frase orrenda perchè mi sembra davvero calzi) e davanti alla vita dimmerda che fanno questi pinguini.
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