31.12.07

Halloween (id., 2007)
di Rob Zombie

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Dopo il successo dei due horror di nuova scuola Rob Zombie decide di rivedere il mito di Halloween, iscrivendosi nella lunga galleria di remake horror abbiamo visto negli ultimi anni. Tutta roba di una qualità insperata in grado di rileggere i capisaldi del genere con intelligenza e alle volte anche maggiore maestria degli originali.
Rob Zombie ad ogni modo tenta un'operazione completamente diversa dai suoi predecessori. Il suo Halloween non è come Le Colline Hanno Gli Occhi di Alexandre Aja, ma più come Batman Begins di Nolan, tenta cioè di rileggere l'opera originale puntando a colmare i buchi volutamente lasciati vuoti e riraccontando le medesime scene da prospettive diverse, da punti di vista inediti e con risvolti differenti e soprattutto dando grande spazio alle origini del personaggio.

Innanzitutto Zombie agisce con il senno di poi, inserendo in Halloween elementi della trama che sono stati inventati solo nei capitoli successivi (come il fatto che la protagonista, Laurie Strode, è in realtà la sorella di Mike Myers), poi piega alla propria volontà le origini del personaggio che Carpenter aveva solo accennato. La famiglia Myers non è più benestante ma una famiglia di disperati in pieno stile Zombie, parte integrante del malessere e della deviazione mentale del piccolo Mike.
Ma soprattutto è stilisticamente che compie il salto più grande. Dallo stile secco e asciutto del Carpenter prima maniera si passa al dinamismo di Rob Zombie, che se evita la camera a mano, non manca di dirigere infarcendo il film dei propri stilemi (lo si vede già dalla primissima immagine).
La prospettiva fortemente intimista dell'originale si perde perchè l'attenzione non è più sulle vittime ma sul carnefice. E dove Carpenter evitava per larga parte del film di mostrare anche una sola goccia di sangue, giocando tutto sulla suspense e sui rapporti tra i personaggi, Zombie invece opta (come suo solito) per un mondo di violenza continua e quotidiana, dove il sangue è all'ordine del giorno.

Da questo ne deriva quindi una prospettiva diversa. Non si tratta più di quell'orrore tipicamente anni '70 del non visto, dell'ignoto e dell'agguato, ma della paura del noto, della paura spiegata indagata e mostrata quasi pornograficamente. Non arriviamo alle punte del gore ma comunque la tensione che Carpenter crea abilmente centellinando le apparizioni di Mike Myers non è prevista, è anzi cancellata da una sovraesposizione dell'assassino, più simile agli horror moderni (anche un po' asiatici).
Il risultato è decisamente più fiacco dell'originale, per quanto sulla carta molto interessante nella pratica il film è poco accattivante e poco stimolante. E' più fiacco anche dei precedenti film di Zombie che, senza i vincoli della trama, avevano uno svolgimento più libero e anarchico, cosa che forse ne era l'elemento più interessante.

LE DIFFERENZE CON L'ORIGINALE

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