5.2.10

Il Concerto (Le Concert, 2009)
di Radu Mihaileanu

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Se la furbizia cinematografica avesse un nome questo sarebbe Radu Mihaileanu. Il regista già responsabile di Train de Vie è infatti uno specialista nel raccontare storie che mostrino le cose come vorremmo che fossero, ci fa vedere quello che ci piace vedere con il piglio che gradiamo ma senza graffiare. E Il concerto non fa eccezione.

Iconoclasta con divertimento ed ironia verso istituzioni già demolite e universalmente disprezzate, il cinema di Mihaileanu ci massaggia con indubbia abilità nell'orchestrare un racconto che mischia umorismo, sentimenti e riscatto. Che la musica alberghi nei cuori dei più umili, che dal caos dei sentimenti possa uscire qualcosa di perfetto ed armonico come un concerto di classica, che la fusione di intenti possa letteralmente parlare ai cuori delle persone senza che essi debbano usare parole e che anche i più stupidi e testardi davanti alla possibilità di aiutare i loro simili si riscattino, sono tutte cose che ci piace molto pensare e quindi vedere raccontate perchè ci confermano il migliore dei mondi possibili.

Alla fine si tratta dunque di un melodrammone, fatto di agnizioni, svelamenti, figli non riconosciuti e genitori perduti, una matassa sanamente popolare condita dalla musica classica e da una dimensione che, per abilità del regista, appare autenticamente sentimentale.
E non è semplice dare un colpo al cerchio ed uno alla botte come fa Mihaileanu, che mentre ci propone quello che vogliamo vedere cerca di mettere molti bastoni fra le ruote dei protagonisti in modo che la conquista finale sembri sul serio poter non arrivare.

Ovviamente tutto questo non leva che Il Concerto sia un film molto carino e divertente. Ma non di più. Nonostante presti il fianco a lodi molto superiori e a velleità umaniste decisamente più alte del favolismo anni '70 di cui è contaminato, non è possibile davvero considerare un simile racconto acquietato qualcosa di più di un film ottimamente girato ed interpretato (straordinario Valeriy Barinov nei panni del finto impresario del Bolshoi).

9 commenti:

Christian ha detto...

Divertente, ma in effetti ruffiano e furbetto persino nella scelta del brano musicale (il concerto di Tchaikovsky è assolutamente perfetto per commuovere e accattivarsi il pubblico).

elisabetta ha detto...

D'accordo su tutta la linea Parker.

gipi ha detto...

che male c'è a fare un film su" le cose come vorremmo che fossero?"

gparker ha detto...

nessuno. e infatti il concerto è un film molto carino e divertente. Ma non di più come invece pretende di essere.

Carlotta ha detto...

Ottimo film...eccezioanel sotto tutti i punti di vista!

Anonimo ha detto...

Cosa si vuole di più di un film intelligente girato magnificamente e ancora meglio interpretato (parlo dell'edizione sottotitolata)Vi meritate i film di Muccino e di Moretti. Per una sera che non siete stati a guardare il grande fratello. Pazienza, ferruccio

gparker ha detto...

Cosa si vuole di più? Si vuole un film che non cavalchi le nostre aspettative e i nostri desideri dandoci ragione in ogni momento e servendoci su un piatto d'argento una facile (e nota) risposta. Un film che cerchi di mettere in discussione le nostre idee a prescindere da quali siano e che con complessità ritragga una dialettica mostrando che entrambi i punti di vista hanno le proprie ragioni e che giungere ad una sintesi non è semplice. Un film che ti scuota invece di accarezzarti la fronte e rimboccarti le coperte.

Non mi meraviglia che chi inneggia al cinema ruffiano di Mihaileanu sia poi contrario alle opere destabilizzanti e potenti di cineasti come Moretti e Gabriele Muccino. Quelli si privi di certezze e continuamente pronti a porre domande invece che dare le solite banali risposte.

Anonimo ha detto...

Una caratteristica costante di certa critica è segnalare come una mancanza, se non una perdita, quello che "non c'è", svalutando quello che c'è. A me non pare che Mihaileanu volesse dire qualcosa di diverso da ciò che ha detto. Certo, il film è furbo, sovrabbondante, con troppe concessioni al grottesco, fino allo scivolamento melodrammatico del finale. Però dà ciò che promette: allegria, un po' di commozione. Tanta carne al fuoco per un prodotto che, alla fine, risulta onesto. Non vuole insegnare niente, ed evita i toni moralistici con una vicenda che unisce storia individuale e collettiva, tragedia e commedia. Riconosco a Mihaileanu la capacità di raccontare in maniera leggera i macigni del passato; e lo fa perché il giudizio su di esso è già stato pronunciato. A me non è dispiaciuto affatto, basta prenderlo per quello che è.

gparker ha detto...

ma infatti io sostengo che è carino. Basta così però.