12.9.09

Lola (id., 2009)
di Brillante Mendoza

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CONCORSO
FESTIVAL DI VENEZIA 2009

Il cinema filippino non si è mai fatto notare se non ora con Brillante Mendoza, già premiato a Cannes e ora in concorso a Venezia con un film (il primo che vedo suo) in perfetta linea con quello che è diventato il cinema autoriale da festival europeo. Anzi forse un passo indietro.

Lola sembra un film dei fratelli Dardenne in cui però succedono un po' meno cose. L'idea è di seguire due nonne (che in filippino si dice Lola), una ha perso il nipote, ucciso da una coltellata durante una rapina, l'altra è invece la nonna dell'uccisore. La prima deve trovare i soldi per fare causa e affrontare questo lutto, la seconda evitare che il nipote finisca in galera benchè colpevole. Entrambe sono più che indigenti e non possono contare sugli altri familiari.

Con pedinamenti simili a quelli visti fare da Christian Mungiu in 4 Mesi 3 Settimane 2 Giorni o da Sergei Dvortsevoy in Tulpan (e qui al festival già visti in Apan, ma con diversi intenti, originalità e aspirazioni), Mendoza macchina in spalla segue con lunghi piani sequenza i due personaggi attraverso una città delle filippine costantemente battuta da temporali tempestosi, in cui lo scippo e la violenza sono all'ordine del giorno e che, nella confusione generale, non riesce ad essere mai vicina davvero ai suoi cittadini. L'unico aiuto proviene, come spesso accade in questi casi, dalla solidarietà dei vicini.

Il punto però è che Lola con la sua storia e la sua messa in scena non leva e non mette nulla. Non racconta nulla di davvero interessante (se non un vago interesse etnografico) nè lo fa con uno stile che riesca a coinvolgere in maniera nuova e potente. Lola sembra un film da premio in un grande festival ma non lo merita sul serio.

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