30.6.11

Super 8 (id., 2011)
di J.J. Abrams

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"Non ho mai più avuto amici come quelli che avevo a 13 anni. Gesù! Ma chi li ha?", nel 1986 Stand by me si avviava a chiudere una stagione del cinema americano che aveva messo al centro della narrazione i preadolescenti di provincia, principale fautore e interprete di quella stagione era stato quasi 10 anni prima Steven Spielberg. A lui, a quel periodo e alla sua Amblin guarda Super 8.

Lo sforzo di J. J. Abrams di ritrovare quelle atmosfere e il segreto di quel tipo di cinema passa principalmente attraverso un casting perfetto e una scrittura minuziosa dei caratteri dei 6 protagonisti che ha la meglio anche sulla sceneggiatura dei momenti più cruciali (su tutti ancora una volta spicca Elle Fanning, sorella di Dakota, ma davvero che danno da mangiare in quella famiglia??) e costituisce il nodo cruciale di un film che in certi momenti riesce a ricordare il miglior cinema Amblin, non solo per il senso del racconto ma anche per la messa in scena (le scene di interni casalinghi sono di una mimesi impressionante).
Il risultato è un film inevitabilmente nostalgico (basti pensare anche solo all'uso insistito di canzoni d'epoca), finalmente sentimentale senza essere retorico e tenerissimo, anche se tutto è inevitabilmente influenzato dal ricordo e dalla madeleine Amblin.

Accanto alle biciclette, ai dolly, ai movimenti di macchina rivelatori e ai problemi con i padri c'è però anche tutta una parte puramente abramsiana (che va anche oltre l'onnipresente controluce lenticolare) e più il film avanza più questa prende la meglio.
Nel passaggio dalla presentazione di una situazione all'attuarsi del processo di svelamento della creatura aliena fuggita dall'incidente ferroviario (che ricorda per messa in scena quello di Lost), si misura tutta la personalità di Abrams. Filmati di repertorio che sembrano quelli Dharma e quel modo lento di creare aspettativa illudendo di svelare qualcosa, sono infatti la firma dell'autore da tempo.

Ma alla fine sono l'alieno e il modo in cui si guarda al cielo a segnare la vera differenza tra Abrams e Spielberg, tra ieri e oggi. Quello che volontariamente manca in Super 8 è infatti il senso di fascinazione e aspettativa positiva sulle forme di vita aliene (e per esteso quella voglia di credere), sostituita dall'uso dell'altro come specchio di problemi molto terrestri. 
In questo Abrams è contemporaneo e parlando di creature venute dallo spazio non guarda il cielo ma la Terra come accade in District 9, Monsters o (chiaramente) Cloverfield. Nonostante alla fine il suo alieno in un faccia a faccia con il protagonista abbia un colpo di coda spielberghiano al 100%, egli è palesemente il veicolo per un discorso sull'uomo più che il simbolo di un'aspirazione più grande.

10 commenti:

alan grant ha detto...

Bene! L'ennesima recensione che mi spingerà al cinema. :)

Aronofsky ha detto...

Il finale poteva scrivelo solo Spielberg. Non puoi attribuirlo a nessun altro,il modo in cui il ragazzo guarda quello che guarda, nello stile in cui agisce,diventa.Scrivi semioticamente maledettamente bene.

gparker ha detto...

Alan: vacci di testa. E' un tuffo nel passato, è un film ruffiano che utilizza la madeleine di un altro cinema per accattivarsi lo spettatore ma cazzo se ne vale la pena!

Aronofsky: no magari. Purtroppo non scrivo semioticamente bene, però l'operazione di traduzione di linguaggio spielberghiano nell'idea moderna di racconto (che per tanti versi è imitazione dei prodotti di Abrams) è veramente ragguardevole. Attendo libro su mostrologia di Abrams, c'è più dei nostri tempi in quelle creature e in quello che scatenano che in 100 film di Redford.

Fabio ha detto...

Domanda: ma secondo te questo cinema che viene un po' celebrato da Super 8 (e di cui abbiamo parlato altre volte) non è un cinema prettamente maschile?

Fabio ha detto...

Come temi, come universo... non come autori.

gparker ha detto...

Secondo me no. A fianco a titoli prettamente maschili perchè avventurieri (Goonies, Stargames...) ce ne sono poi moltissimi che hanno come punto forte il sentimentalismo. Quasi sempre non hanno personaggi femminili al centro ma hanno un punto di vista mi sembra molto femminile.
Dall'altra non sono nemmeno orientati alla celebrazione dei tipici valori maschili.
Pure stand by me, che ha solo ragazzi, non ne parla in termini maschilisti ma anzi adotta un approccio molto più sentimentale di quanto probabilmente accadrebbe qualora i fatti raccontati fossero veri.

Fabio ha detto...

Bè, questo se vogliamo far passare l'equazione sentimentalismo = femminile... io pensavo proprio a Stand by me. E' un film che ho consigliato parecchio e ho notato che da parte femminile viene accolto senza particolari entusiasmi.

Ne ho sbrigativamente concluso che loro non sanno cosa significa quella frase lì che citi in apertura del tuo post.
Alla fine questi sono racconti di formazione in cui le prove a cui vengono sottoposti i personaggi sono prove di maturità prettamente maschili (c'è la sfida all'orrore, quella al pericolo etc.).

Il sentimentalismo secondo me scatta non appena vediamo questi amici supportarsi l'un l'altro nel difficile passaggio all'età adulta. All'esterno vogliono sembrare maturi ma tra di loro mostrano le proprie debolezze senza averne vergogna.
E questa è una situazione di vita di un po' tutti i giovani uomini.

Detto questo vado a controllare i voti dati dagli utenti di IMDB e constato che le donne assegnano a Stand by me un voto medio più alto di quattro punti decimali (d'oh!).
Ma mi giustifico dicendo che il dato statisticamente non è completo...

Fabio ha detto...

Ma qual è Stargames?

gparker ha detto...

errore mio, ho fatto una stupida traduzione dall'italiano Giochi Stellari, l'originale era Last Starfighter.

Non devi sottovalutare che il campione femminile non è solo quello in target ma anche quello fuori target del film che si appassiona a storie ben ritratte di bambini, sicuramente più di quanto faccia la parte maschile.

Anonimo ha detto...

E questo non ce lo perderemo assolutamente allora!!

Ale55andra