2.9.09

Apan (id., 2009)
di Jesper Ganslandt

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GIORNATE DEGLI AUTORI
FESTIVAL DI VENEZIA

Apan non è un film facile anche perchè si pone un obiettivo non facile: raccontare la parte sconosciuta dei drammi di cronaca nera e farlo con un approccio semidocumentaristico agganciato al protagonista.

Macchina in spalla seguiamo un uomo come si trattasse un documentario (saliamo le scale con lui, entriamo in macchina ecc. ecc.), ne vediamo la quotidianità, gesti usuali, cose poco comprensibili nell'economia di una trama, acquisti in un negozio fino a che non si scopre una terribile verità, cioè cosa ha fatto il protagonista prima dell'inizio del film.
Da quel punto il film pur continuando con il medesimo tono assume altri significati.

Con una grandissima attenzione al sonoro e una serie di accorgimenti drammaturgici che provocano impennate di tensione nella giornata che costituisce il film, Apan si rifiuta sempre di mostrare i momenti di azione vera, inoltre come già si era visto fare in Tulpan rende esplicita la presenza di un operatore (e quindi di un regista) dotati di una volontà, sottolineando come ogni movimento della macchina a mano corrisponda ad una logica di scoperta della reatà.

Forse Apan non riesce davvero a raccontare un uomo e un evento aberranti attraverso ciò che di solito non si racconta, ciò che appare inutile in una giornata densa invece di momenti topici, però il modo in cui ci prova è veramente valevole.

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